Per qualche noce in più

Una cena rigenerante nel confortevole calore di una cucina vecchio stampo e un personaggio unico che si unisce a noi, una serata davvero da ricordare che merita un post tutto per sé. Un signore tedesco di circa 55 anni, ex liutaio, che vive nella casa accanto alla nostra pagando alla famiglia un affitto mensile per vitto e alloggio (qualcosa di assurdamente basso, l’equivalente di 150€ al mese circa). Lavora per un’associazione, la CDI (Community Development International) il cui scopo è promuovere lo sviluppo in varie parti del mondo. Uno dei suoi figli ha preso le redini dell’attività in Germania, un altro invece é impegnato in Afghanistan per lo sviluppo di una rete idrica. Allo stato attuale ogni famiglia di Arslanbob possiede una o due stufe in ghisa per riscaldare gli ambienti domestici, più un forno di terracotta che si tiene all’esterno e si usa per cuocere il pane. L’obiettivo dell’associazione é quello di unire questi due strumenti e creare un’unica stufa interna in muratura, perfettamente integrata nell’abitazione. Questa nuova generazione di stufe, dotate di piccole gallerie per distribuire e conservare il calore, permetterà di ridurre considerevolmente il consumo di legna da ardere e di conseguenza il disboscamento della foresta di noci che circonda il villaggio. Seguendo il vecchio detto “non ti dò del pesce, ti insegno a pescare”, il CDI sta insegnando agli uomini del posto come costruire queste nuove fonti di riscaldamento soprattutto per aiutare i più anziani, che rischiano la vita ogni anno a causa dei rigidissimi inverni. Quest’uomo è l’ennesima dimostrazione di quanto una vita possa svolgersi fuori dal sentiero tracciato senza per forza perdere di valore, anzi, acquistando senso ad ogni scelta audace: inutile dire che ne siamo affascinati e che siamo felicissimi di averlo conosciuto. Grazie a lui e al suo discreto kirghizo riusciamo anche a comunicare col capofamiglia e a chiedergli del suo lavoro, della sua famiglia e di come fosse la vita ai tempi dell’Unione Sovietica; scopriamo che  tutti avevano un lavoro con cui mantenersi ma anche che, nonostante questo, raramente si riusciva a gioire della propria situazione. Siamo stanchi ma non possiamo fare a meno di stare a sentire i loro racconti, né di interrompere la loro meritata cena con mille domande. É stata una fortuna capitare lì, insieme alle persone che  grazie al lavoro di quest’uomo possono guardare avanti verso un futuro più facile, per una volta. Quando il giorno dopo arriviamo a prendere il bus diretto verso la civiltà, lo vediamo arrivare da lontano sulla sua bicicletta: ci sorride ancora, e in quel momento ci é ancora più chiaro perché qui gli abitanti lo abbiano soprannominato il “vecchio bambino”.