La fine è il mio inizio: Singapore

I libri più belli spesso non seguono il normale susseguirsi temporale degli eventi; inizi a leggere la prima pagina e ti ritrovi scaraventato nel bel mezzo di un ballo, o di un assassinio, o stai già leggendo il finale, per poi tornare indietro a ritroso col protagonista, fianco a fianco. Noi a Singapore ci siamo stati 10 mesi fa, ma ne scriviamo solo adesso. Insieme a voi ritorniamo indietro in quelle strade trafficate, sgomitiamo controcorrente nella fiumana di businessmen che scivola lungo i corridoi delle metropolitane durante la pausa pranzo. Abitiamo a Perth, in Australia, da dieci mesi. Ma a quello arriveremo più tardi. Singapore è stata l’ultima tappa del nostro viaggio, un luogo che per noi ha segnato la fine (temporanea!) dell’avventura e l’inizio di una sfida. Ci arriviamo direttamente dall’isola di Tioman, in Malesia, superando i mille controlli doganali. IMG_1231Come descrivere Singapore? Abituati ad un’Asia caotica, orientale, densa e incasinata, ci ritroviamo in una sorta di Svizzera popolata per metà da asiatici e per l’altra metá da volti di altre nazionalitá. Ritroviamo nelle vetrine i prezzi occidentali, cupcakes e Louis Vuitton fanno capolino da ogni angolo, alternandosi a cibi di ogni genere. Nonostante molti ci abbiano detto che avremmo trovato Singapore una cittá senz’anima, noi non siamo d’accordo: è vero, è ordinata e ”occidentale”, ma la Chinatown e una serie di altri quartieri l’aiutano a mantenere il colore, il profumo e il carattere che finora siamo stati abituati a vedere nelle altri grandi cittá dell’Est. Ci sediamo su una panchina e discutiamo di come sará prendere il primo aereo dopo tutti questi mesi di viaggio via terra, mentre al di lá del fiume il Marina Bay Sands sostiene la sua gigantesca piscina a barca, uno spettacolo d’architettura che sicuramente non possiamo ignorare. A Singapore ci raggiunge anche Lucia, che con il suo buonumore e i suoi sorrisi ci fa dimenticare che presto dovremo posare i nostri zaini (cosa di cui, comunque, iniziamo a sentire un po’ il bisogno). La mattina dopo il nostro primo incontro ci svegliamo in ostello con una sua email: lei che è sempre stata uno spirito avventuroso e una delle più sincere sostenitrici del nostro viaggio ha deciso di farci un regalo enorme, che ci arriva inaspettato. Ci chiede di spostarci al Carlton hotel, dove una stanza è pronta per noi e per la nostra ultima notte prima del volo per l’Australia. IMG_2350Non siamo decisamente abituati agli hotel a 5 stelle, entriamo coi nostri zainoni e facciamo il check-in, lenzuola immacolate e finestrona con vista sui grattacieli e sulla piscina sottostante. Singapore è uno di quei posti in cui puoi avere quello che vuoi, a qualunque ora. Cucina araba e narghilè alle due di notte? Nessun problema! Svoltato l’angolo ci si beve una Paulaner nella birreria in stile Oktoberfest. Nulla ti è precluso, se sei disposto a pagare (…uno sproposito!). La nostra avventura via terra è agli sgoccioli. Ultima cena con un gigantesco granchio in salsa di peperoncino, il famigerato chilli crab di Singapore, un ultimo pasto degno di tutti gli altri finora consumati! IMG_2332Stiamo aspettando l’ora per avviarci all’aeroporto nella grande reception dell’hotel. Dentro di noi due vortici di emozioni, di parole non dette, perchè non ce n’è bisogno. Ci basta guardarci negli occhi per pensarlo: ce l’abbiamo fatta, in un’epoca in cui basta prendere un aereo per arrivare dall’altra parte del mondo noi ci siamo riusciti, abbiamo viaggiato da Milano a Singapore, via terra. In questi trecento giorni non abbiamo mai ceduto alla tentazione, alla stanchezza, alle difficoltá del percorso. Ciò che abbiamo ottenuto in cambio non si può descrivere. Ciò che abbiamo ottenuto in cambio sono i volti, le lingue incomprensibili, le contrattazioni coi tassisti. E’ il tagliando su un treno cinese che non riusciamo a capire che cos’è. E’ quel camionista che ci ha fatto attraversare il passo di Irkeshtam per uscire dal Kirghizistan, è la receptionist di un hotel ad Ashgkabat che ci guarda come pazzi quando gli diciamo che vorremmo cambiare stanza perchè nella nostra ci sono i topi. Sono le lanterne appese agli alberi sulla spiaggia a Koh Rong Samloem, i varani che camminano tra i bungalow a Tioman. Sono le albicocche pagate a peso d’oro in un mercato dell’Armenia. Sono le persone che abbiamo incontrato e che rimarranno per sempre nel nostro cuore, le persone che ci hanno seguiti su questo blog, la fatica delle scalate e il piacere immenso di sedersi a un tavolo e assaggiare qualcosa di nuovo. Tutto questo lo dobbiamo al viaggio. Ora è tempo di scoprire cosa ci riserva l’Australia, ma il nostro viaggio non è ancora finito…

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