Islands, skyscrapers and strawberry fields: terra malese!

Il penultimo capitolo del nostro lungo viaggio: terra malese. Stavolta “solo” la parte peninsulare, ma un giorno toccherà anche al Borneo. Il primo assaggio della Malesia l’avevamo già avuto con Mirko, una toccata e fuga dalla Thailandia sull’isola di Langkawi, famosa per essere zona duty-free e in cui riusciamo a trascorrere dei giorni super-oziosi. Si vede già da qui che la natura si fa più selvaggia, avvistiamo animali pazzeschi già a bordo strada, compreso il nostro primo varano extra-large! Quando torniamo giù scegliamo di iniziare da Georgetown, a quanto pare la patria del buon cibo: e in effetti così è, ceniamo con la migliore wonton mee (zuppa di noodles e ravioli) di sempre, ma al di là di questo ci tratteniamo poco perché non vediamo l’ora di esplorare la costa est, con le sue isole che dovrebbero essere leggermente più incontaminate di quelle thailandesi. Il viaggio per la più piccola delle Perhenthian islands è lunghissimo, come sempre. La barca che porta noi e un altro mucchio di viaggiatori a Kecil è un semplice motoscafo: passiamo 40 minuti con il cuore in gola alla vista dei nostri zaini che saltellano liberi sul bordo della barca, mezzo metro di salto ad ogni onda che il guidatore spericolato decide di prendere storta. E’ qui che capiamo quanto il nostro zaino, dopo 9 mesi, sia diventata tutta la nostra casa: saremmo persi, se dovesse cadere in acqua! Finalmente pero’ arriviamo, una mini-barca ci carica e ci porta sulla spiaggia, dove appoggiamo i nostri piedi nudi sulla sabbia calda con le scarpe in mano e, per fortuna, il nostro fedele zaino in spalla. Le terribili immagini dei nostri diari e di tutti i piccoli oggettini accumulati qua e là lungo la strada che giacciono in fondo all’oceano vengono spazzate via all’istante.La vita alle Perhenthian è dura: spiaggia, sole, frullati di mango fresco ogni mattina, ma noi riusciamo comunque a sopportarla con coraggio per qualche giorno… IMG_1088Ogni sera, alle 19, la giungla alle nostre spalle si sveglia: noi turisti occupiamo solo le coste, ma tutto il resto di queste isole è rimasto così com’è nato, e appartiene agli animali indefiniti di cui riusciamo a percepire solo i versi durante la notte. Soltanto i varani e i gechi si avventurano fino al nostro dormitorio-bungalow, e sono meravigliosi. Dalle tartarughe marine invece tocca andarci apposta: riusciamo a nuotarci insieme durante una giornata di snorkelling, se ne stanno lì sul fondo, ogni tanto nuotano fino in superficie e sbucano con la testa sul pelo dell’acqua, magnifiche. Quando arriva il tempo di tornare sulla terraferma, ci dirigiamo alle Cameron Highlands, prendendo come base Tanah Rata: qui finalmente ci viene data un po’ di tregua dalla calura tropicale, e tra le piantagioni di the ad alta quota di un verde scintillante osiamo persino un the caldo alle fragole, prodotto tipico del luogo. E’ un posto per famiglie che ha mantenuto la sua identità britannica, per cui nulla di particolarmente entusiasmante, decidiamo di tornare sotto il solleone e tentiamo un autostop dopo soli due giorni, direzione: Kuala Lumpur! IMG_2187Qui si apre un capitolo indimenticabile del nostro viaggio: dopo due macchine che ci portano ognua avanti per qualche chilometro, ecco che accosta un camion. Ci piazza nel cassone dietro insieme a innumerevoli scatoloni di roba non meglio identificata e ci chiude dentro a chiave (per fortuna, comunque, è tutto aperto, così riusciamo a “goderci” il panorama). Inizia la corsa spericolata sui tornanti senza guardrail, mentre gli scatoloni volano ovunque e noi non riusciamo nemmeno a stare fermi nello stesso posto per più di un minuto. Il camionista pazzo viene presto sostituito da un’altra macchina, in cui una coppia di cinesi ci accoglie con calore e ci porta lisci lisci fino a Kuala Lumpur, offrendoci pure il pranzo lungo la strada. Che dire di questa capitale… grande, caotica, inquinata, ma piena di carattere e brulicante di vita e cultura mista. I quartieri cinesi e indiani, la monorotaia che percorre tutta la città e la squadra dall’alto, le due gigantesche Petronas Towers… ci saliamo una sera in visita guidata, è l’edificio più alto su cui ci sia mai capitato di stare. Camminare sul ponticello che unisce le due torri a metà strada è un’esperienza da fare. IMG_1182Kuala Lumpur è anche il quartiere indiano, dove ci ripariamo dalla pioggia sotto un portico e osserviamo un po’ in disparte una donna che fa tatuaggi all’hennè, le ragazze che scostano un po’ il sari e si fanno riempire le mani di disegni. Melaka arriva in un soffio, siamo già al sud, in questa piccola cittadina ex-portoghese dove incontriamo Daniel, un ragazzo con cui ci scambiamo le nostre mille storie di viaggio: anche lui è in giro da tanto tempo, un anno è già passato da quando ha abbandonato il suo lavoro sicuro in Olanda, venduto la sua casa e deciso di partire all’avventura, dalle montagne del Nepal agli orfanatrofi indiani. E’ un patito delle immersioni, così ci troviamo tutti d’accordo sull’andare a festeggiare il nostro arrivederci al mare (tra pochi giorni avremo un volo che da Singapore ci porterà in Australia, e lui proseguirà verso l’Indonesia) sull’isola di Tioman. Mai scelta fu più azzeccata: a Tioman non c’è niente, solo una strada che costeggia il mare e dietro la giungla, fitta e impenetrabilissima. In mezzo qualche guesthouse, un baretto che la sera si anima di musica e buona birra, un’acqua che ci puoi guardare attraverso e vedere i mille coralli multicolore. Non c’è bisogno nemmeno della maschera. Qui a Tioman ci arriva un regalo inatteso, o meglio, sapevamo che sarebbe arrivato, ma è stato più bello di quanto potessimo immaginare. Arriva Lucia, carica di energie, sorrisi e racconti dall’India… i giorni con lei sono fantastici, non facciamo altro che parlare, mangiare e goderci il mare. E siccome siamo sicuri che arriverà a leggere queste ultime righe… GRAZIE, LUCIA! 🙂 and see you soon, somewhere in this crazy world! IMG_2320

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