The day after tomorrow on Phi Phi island

IMG_2178Siamo in tre a sbarcare a Phi Phi island, noi due e Mirko, dopo aver dato l’arrivederci ad Alberto in un parcheggio di Phuket. L’acqua è indescrivibile già in porto, dove gruppi di pesci colorati si accalcano intorno ai moli di legno e sotto le barche. Trovare un posto non turistico in Thailandia è diventata ormai una missione impossibile: è più facile avvistare un unicorno che schivare le frotte di backpackers sulle spiagge thailandesi. Inutile pero’ lamentarsi, in fondo anche noi siamo qui ad ingrossare le file, quindi è meglio guardare in faccia la realtà: le isole si sono trasformate ormai da veri e propri paradisi terrestri in nuovi ecosistemi, studiati ad hoc per il turista spendaccione e festaiolo. La Thailandia oggi è questo (almeno, gran parte di essa); nel bene e nel male un luogo in cui spostarsi è facile quasi dappertutto e in cui ogni aspetto del viaggiare è agevolato. Da quando siamo entrati in Sud-est asiatico non ci sono più state le sudate sotto il sole o le camminate al gelo con lo zaino in spalla per raggiungere una stazione degli autobus lontanissima: tutto è stato facile e a portata di mano. Forse siamo matti, ma queste sfaticate un po’ ci mancano… sono anch’esse l’anima del nostro viaggiare. Capiamo che questa terra va apprezzata per ciò che è, qualunque tipo di esperienza si stia cercando. Se si vuole un posto in cui rilassarsi e divertirsi spendendo poco, la Thailandia è ancora una buona scelta; se si cercano avventura, culture estreme e luoghi incontaminati è meglio cambiare obiettivo per un po’, giusto il tempo di gustarsi a cuor leggero le sue bellezze, niente affatto da sottovalutare. Ci arrendiamo a questa comoda realtà e dopo mesi decidiamo di concederci ciò che questo viaggio non è mai stato e non ha mai voluto essere: UNA VACANZA! L’ideale per godersi al meglio la compagnia degli amici ritrovati. Phi Phi island è il posto perfetto per questo. Dalla collina che sovrasta il mare color cristallo ai fondali da esplorare, dalle spiagge bianche agli spettacoli serali di musica e fuochi. Tuttavia l’isola non è solo questo, anzi: il suo corpo mostra anche delle cicatrici, profonde e infette, ma  visibilmente in via di guarigione. I mucchi di rottami sparsi per le strade e gli onnipresenti lavori in corso ci ricordano di quell’onda anomala che nel 2004 partì da Sumatra e distrusse qualunque cosa si trovasse sulla sua strada, Phi Phi island compresa.
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Tsunami: una parola tremenda che qui acquista un senso tutto nuovo, facendo la sua tragica apparizione sui cartelli che indicano le vie di fuga e sugli edifici commemorativi, anch’essi contornati di rifiuti da smaltire. Nelle vie principali si alternano i piccoli centri massaggi ai locali di ogni tipo: a Phi Phi troverete un mondo intero, dalla fetta di pizza calda ai buffet all you can eat, passando per i market e la birra low-cost del mitico 7eleven, con una spruzzata di long island e fish&chips. Leonardo di Caprio aveva dovuto faticare parecchio per raggiungere Maya bay, a noi invece basta pagare un tour di snorkeling guidato e possiamo goderci le sue acque e l’accecante biancore di Bamboo island, senza fare nemmeno una bracciata. Oggi è questo il solo modo di raggiungere questi luoghi. Scendiamo dalla barchetta, ci mettiamo maschera e boccaglio e siamo lì, a metà fra il nostro mondo e un altro completamente diverso, rovesciato, muto, baciato dal sole quando la giornata è giusta ma ancora misterioso e buio se si guarda un po’ più giù. E’ qui, al largo dell’isola principale, che la natura si prende la sua rivincita sull’uomo: i faraglioni che escono dal mare per decine di metri ci fanno sentire minuscoli, mentre col nostro guscio di noce a motore ci passiamo sotto e ronziamo nella loro ombra. IMG_0862E’ qui che la Thailandia ci mozza il fiato, non nei pub aperti fino a tarda notte, ripetizione superflua di ciò che a Milano possiamo trovare ogni sera quando ci va, nè nei mega resort isolani. Qui, in queste baie nascoste dove non arrivano neanche i pesci, ad un passo dal caos e dalle scimmiette con la salopette con cui puoi farti fotografare in cambio di una manciata di baht. I motivi per cui vale la pena rinunciare ad un pizzico di avventura sono qui, e noi siamo felicissimi di starci in mezzo. Ci guardiamo, ci avviciniamo al bordo della barca e ci tuffiamo, il sapore dolce dell’ananas ancora in bocca che si mischia a quello dell’acqua salata. Dopo la Thailandia e dopo aver salutato anche Mirko ci aspetta la faticata birmana, ma per il momento siamo qui, e non c’è altro posto in cui vorremmo essere.

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