The elephant woman

La curiosità ci ha sempre spinti a spostarci. Una curiosità genuina, piuttosto semplice da appagare ma difficile da saziare. I mutamenti geografici e paesaggistici notati dai finestrini appannati di un treno sono importantissimi, così come i sapori sempre diversi a cui il palato si deve adeguare rapidamente. Tutto questo é il midollo di un lungo viaggio via terra, ma un altro aspetto é altrettanto fondamentale: l’ambiente esterno, che determina naturalmente anche la fauna. Ci ha stupito guardare i taxi che agilmente schivano le mucche in Georgia, ci ha emozionato la frenata improvvisa in mezzo al deserto del Turkmenistan per far attraversare un branco di dromedari e abbiamo amato scorgere un cammello selvatico in una steppa del Kirghizistan o degli yak nelle nevi della Cina. Così, una volta giunti in Sud est asiatico, ci é sembrato doveroso porgere omaggio al simbolo di queste terre: l’elefante.
Moltissime le proposte per farlo: un trekking nella giungla sulla sua schiena, un vero e proprio corso per apprendere i segreti dell’addestramento dei pachidermi e ancora una combinazione di varie attività all’aperto con una conclusiva passeggiata a dorso di questi enormi animali. Tutte forme di turismo considerate lecite, ma è un’altra la strada che abbiamo deciso di prendere; non la più comoda o scontata e di sicuro non la più economica, ma probabilmente la più intelligente dal punto di vista umano.
All’Elephant Nature Park di Chiang Mai, nel nord della Thailandia (http://www.elephantnaturepark.org/) non ci si fa scarrozzare per qualche chilometro perchè qui l’ospite d’onore non é il turista, bensì l’elefante! IMG_0203 IMG_1408Si aspettano i suoi comodi sia per quanto riguarda i pasti che per l’ora del bagno. Ad entrambe le cose il visitatore partecipa attivamente, porgendo caschi di banane e zucche alle lunghe proboscidi che si allungano per afferrare il cibo più e più volte al giorno e tirando secchiate d’acqua rinfrescante sulla pelle spessa e rugosa degli elefanti, quasi una corazza, mentre si sta immersi fino alle ginocchia nell’acqua del fiume. Nessuno sfruttamento, anzi: è qui che molti esemplari trovano la salvezza da maltrattamenti di ogni genere. Il parco è popolato da elefanti feriti a causa di mine antiuomo, residui di una guerra al narcotraffico che tuttora produce vittime inaspettate; elefanti resi ciechi a nerbate sugli occhi al fine di educarli, o dai troppi flash di turisti incoscienti durante gli show notturni nelle grandi città. Questi sono solo degli esempi, ma purtroppo la lista degli abusi é molto lunga. La donna thailandese a cui si deve l’apertura di questa riserva – che molta gente è arrivata addirittura a definire un “santuario” – si chiama Lek Chailertha deciso, anni fa, di intraprendere una strada difficile e unica: creare uno spazio in cui ospitare queste creature prendendosi cura di esse. Sfamarli e accudirli non é semplice, dato che si deve tener conto di un vasto insieme di cose. La dieta varia da esemplare a esemplare: alcuni non hanno più buoni denti e gli viene servita zucca bollita, altri con problemi di stomaco ricevono anguria privata della buccia, insomma, le attenzioni sono massime per questi elefanti pensionati e ormai per nulla autosufficienti. IMG_1768La cifra richiesta per l’ingresso (50€ circa) diventa più che giustificata se si pensa che spesso gli animali vengono comprati dalle fattorie o dai cosiddetti “mahout” (gli “istruttori” di elefanti) per essere messi in salvo, inoltre lo staff gentile e molto ben istruito riesce a restituirti un genuino sentimento di amicizia. Molte sono le cose che si imparano e i concetti che rimangono, ma tra tutti la consapevolezza di vedere esattamente dove finiscono gli introiti: nessun’altra attività ha la stessa trasparenza e premiare queste persone é stato un piacere oltre che un onore. La giornata è stata lunga ed emozionante e dopo una doccia per scrollarci via di dosso la polvere e l’acqua del fiume ci lanciamo nel bellissimo mercato domenicale di Chiang Mai, una distesa lunga chilometri di bancarelle di ogni genere, dallo street food all’artigianato locale. Facciamo il pieno di samosa, omelette cotte alla griglia in foglie di banano e gelati al cocco mentre con un sorriso ripensiamo agli strani esseri con cui abbiamo avuto a che fare fino a poche ore prima.

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