Welcome to the laotian jungle

Il Laos mangia i giorni velocemente. Don Det, Savannakhet, Tha Khaek: è un attimo e ci troviamo nella capitale, Vientiane, boccheggianti per il caldo e senza ancora aver trovato un buon trekking da fare che non costi centinaia di dollari. A Savannakhet conosciamo Andrea e Katiuscia, lui di Milano e lei di Roma, alle prese con il loro Laos post-laurea; ci consigliano di spingerci fino a Luang Namtha, nel nord, dove con 40€ a testa possiamo fare un trekking di tre giorni in mezzo alla giungla. Non ce lo facciamo ripetere due volte. IMG_1363 IMG_1389Passiamo prima un paio di giorni a Luang Prabang, piena di templi color pastello e oro, dove il tempo fra tramonti in riva al fiume e “aperitivi” nel night market a pochi spiccioli trascorre meravigliosamente. Un motorino noleggiato, un tuffo rinfrescante alle Kuang Si Waterfalls e siamo pronti. Saltiamo su un minivan e passiamo 12 ore a stringere i sedili con le nocche bianche per ammortizzare le buche e le curve; il panorama è spettacolare, montagne ricoperte di un fitto verde a cui non siamo abituati, palme, banani e piante di ogni tipo che non lasciano spazio al piede dell’uomo. Il viaggio è impegnativo ma trascorre in fretta grazie all’incontro con Giampaolo, uno dei tanti personaggi conosciuti lungo la via di cui non ci dimenticheremo mai: italiano, 65enne e pieno di storie sui suoi 40 anni di viaggi tra Asia, India, Maldive… ci sembra di stare tra amici, ancora una volta. Troviamo una guesthouse in cui posare gli zaini impolverati e un night market discreto, a differenza della sua anatra arrosto innaffiata da una BeerLao fresca, una botta di vita dopo la giornata passata in movimento! Il trekking ci piove letteralmente addosso sotto forma di un compagno di alloggio: servono altre persone per completare un gruppo in partenza domani. Benissimo, saltiamo su! Buttiamo due cose in una sacca e siamo pronti per il mattino dopo. L’esperienza trekking nel nord del Laos è qualcosa che consigliamo di non perdere assolutamente. Sul tuk-tuk che ci porta all’imbocco della vegetazione siamo in quattro: noi due, un russo e una francese. Dopo una sosta al mercato mattutino, dove la nostra guida compra viveri per tutti e per i tre giorni a venire, la scarpinata ha inizio. Camminare nella giungla non é affatto come passeggiare in un bosco: le piante ci assalgono ad ogni passo, e camminando produciamo un fruscio continuo facendoci strada tra i cespugli… i pantaloni lunghi sono d’obbligo! Dobbiamo abbassarci spesso per evitare capocciate e usare le mani per affrontare ripide salite, appoggiandoci al terreno umido e aggrappandoci a tronchi e liane. La nostra guida procede spedita con uno zaino che peserà come tutti i nostri quattro messi insieme, forte dei suoi 25 giorni di escursioni al mese: ormai potrebbe sopravvivere qui dentro solo col suo pentolino e il suo machete! IMG_1492 IMG_1497Arriviamo all’accampamento nel primo pomeriggio, una capanna di canne di bambú e foglie di banano in riva ad un fiumiciattolo, dove passeremo la notte. La sistemazione farebbe rabbrividire molte tra le nostre conoscenze, ma il senso di avventura che porta è infinito e ci piace un sacco! Il fuoco va acceso e tenuto vivo ai nostri piedi, soprattutto nelle ore notturne: il buio dopo il tramonto é completo, persino le stelle sono coperte dai fitti rami, e col fumo teniamo lontani insetti e chissà cos’altro (i versi di animali ignoti ci fanno da ninna nanna). Si riparte il giorno dopo di buon’ora, dopo una colazione a base di riso e zucca stufata sul fuoco preparata dalla nostra fedele guida con una pentolaccia malandata: i pasti in questi giorni si consumano con le mani, e ci fanno da piatto le enormi foglie di banano che di volta in volta riusciamo a staccare dalle palme. IMG_1268Il villaggio a cui arriviamo dopo qualche ora é ció che si dice un posto “fuori dal mondo”: bambini che scorrazzano nella terra rossa rincorrendo dei vecchi copertoni e salutandoci, donne a seno scoperto che senza nessuna malizia fanno il bagno ai propri figli nelle fontanelle per strada, ragazzini con le radio in spalla e vecchie signore coi denti piú neri della pece, dal momento che uno dei passatempi preferiti di tutti qui é fumare l’oppio. La prima sensazione di realtà primordiale del villaggio pero’ ci viene presto rovinata da un gruppo di ragazzini, che ci seguono fin nella casa in cui dormiremo chiedendoci caramelle e dolci con aria seria; non si staccano piú da noi, si siedono nella stanza e continuano a parlare tra loro sputando a terra e facendo intendere che non se ne andranno molto presto. Questa é l’unica nota negativa del trekking: l’effetto che l’arrivo dei (pochi) turisti ha avuto sulla comunità è già enorme ed è ovviamente negativo. I bambini iniziano a desiderare fin da piccoli qualcosa che non potrà mai rientrare nella loro quotidianità, per forza di cose, ed ecco che la loro innocenza e i loro sorrisi spontanei e allegri sono oscurati da un’ombra. Si torna a Luang Namtha il giorno dopo, finendo l’escursione in mezzo a una grande risaia assolata: la nostra guida si fa un bagno nel fiume e ci riporta a casa sani e salvi. Il Laos ci ha regalato tantissimo, soprattutto a livello umano: per il momento, senza ancora aver visto gli ultimi tre stati, è il nostro Paese preferito in Sud-est asiatico.

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