Ride the snake… with kayak!

In Apocalipse now il Mekong é un grande serpente che giace nel Sud-est asiatico, snodandosi sinuosamente fra terre e montagne e deformando il territorio. Quest’immagine ci si chiarisce davvero soltanto quando entriamo in Laos da sud, dove l’intera aerea prende il nome di “Quattromila isole” (four thousand islands); con la barchetta più instabile mai vista solchiamo la pancia del serpente gonfia di una preda indigesta e passiamo lentamente tra le migliaia di scaglie che lo ricoprono. IMG_1331La maggior parte di esse consiste in poco più di cespugli e rocce, ma ce ne sono alcune intensivamente abitate; ovunque si vada ci sono albe nebbiose e tramonti umidi, con barchini di legno che veloci ma mai frenetici percorrono su e giù questo magnifico quadro. Scegliamo Don Det come luogo di approdo, un po’ come la maggior parte dei viaggiatori zaino in spalla, attirati dagli alloggi a picco sul Mekong e dalle verande piene di amache. L’idea di oziare qui per qualche giorno sta quasi per sopraffarci, ma un’occasione ben più ghiotta ci si para davanti… il kayak! Decisi e rapidi prima di cambiare idea prenotiamo due posti per l’indomani, e siamo già gasati. La sera ci buttiamo in uno dei mille posti dell’isola in cui ogni cibo conosciuto dall’uomo è stato rivisitato in chiave vegana e ci chiediamo se saremo in grado di portare il nostro kayak a destinazione; dopo una notte di sonno sospesi sul fiume e una colazione servita dal più classico dei ladyboy laotiani, ci siamo! Giubbini galleggianti e remi distribuiti a tutti, non resta che infilarsi in uno dei numerosi scafi gialli e cercare di rimanere a testa in su. Aspettativa: “ma sì, stiamo tranquilli, tanto prima ci spiegano un po’ come funziona”… realtà: “ok, tutti sulle canoe: si parte!” Per fortuna il percorso è facile, il fiume torbido ma calmo, il gruppo numeroso e la giornata fantastica. IMG_0148 IMG_0176Ci si bagna, si finisce tra i cespugli e quasi arenati tra le rocce, il tutto per scorgere i sonnecchianti bufali che si rinfrescano in acqua o immaginarsi che degli spruzzi in lontananza siano realmente dei delfini Irrawaddy. Si diventa bravi prendendoci gusto, la coordinazione arriva e sterzare improvvisamente per evitare un ostacolo é ormai facile, basta un colpo di remo al momento giusto. Abbiamo definitivamente e meritatamente vinto il nostro senso di inferiorità iniziale, nato alla vista di una coppia olandese di mezza età, partita in quarta in stile mondiali di kayak, perfettamente coordinati e tonici… beccatevi questa! L’ultimo tratto, quasi a tradimento, non scoraggia nemmeno quando si é controcorrente e la vista della spiaggia di approdo é ormai chiara. Una pagaiata, un’ altra! Spingere con le gambe, tirarsi su con la schiena. Basta. Siamo giunti alla fine superando noi stessi e domando il rettile che freddo e implacabile rimarrà qui, mutando la terra, ignorando i venti e regalando altri emozionanti momenti ad ogni avventore che saprà propendere per una buona dose di fatica e rispetto per questi luoghi, che ancora riescono ad essere circondati da un alone di magia… o almeno, a noi piace vederla così.

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