Holiday in Cambodia

La Cambogia è al centro di una “classic route” tra i viaggiatori. Le differenze tra la festaiola Sihanoukville, l’idilliaca Koh Rong Samloem e il gargantuesco sito di Angkor Wat sono enormi, in più c’è anche tutta una storia più recente che è degna di essere ricordata. Tra i grandi dittatori del XX secolo è impossibile non citare Pol Pot, che dopo gli studi giovanili a Parigi rientrò in patria forte di nuove nozioni, soprattutto in ambito economico e storico. Queste ultime non furono messe pero’ al servizio della popolazione, bensì usate per estremizzare la teoria marxista e creare un regime basato sul terrore della peggior specie, superando nella pratica repressiva anche la Cina di Mao. Tutti, abili e non, vennero costretti a lasciare i centri abitati per lavorare nei campi, in una visione dominata dall’agricoltura che portò solamente a morti per malnutrizione e diffusione della malaria. Ogni forma di cultura fu soppressa, tanto che le scuole furono adibite a carceri e luoghi di tortura; il semplice indossare un paio di occhiali poteva essere motivo sufficiente per essere giustiziati. IMG_1261 IMG_1045Una scuola su tutte, a Phnom Penh, testimonia le orrende gesta di questo tiranno. Come spesso accade, la facilità nella presa del potere fa capire ai leader quanto esso sia fragile: la paranoia annebbiò a tal punto la mente di Pol Pot che ogni mezzo per il mantenimento del regime divenne lecito. La visita al campo di prigionia S-21 (oggi Tuol Sleng Genocide Museum) è certamente un’esperienza forte, da non raccomandare agli animi più delicati. Tutto inizia con l’edificio di un istituto superiore: qui tutto é stato trasformato in una specie di parco giochi per torturatori e persecutori. I prigionieri venivano stipati in microcelle di legno, costruite laddove una volta c’erano le aule; le corde per l’arrampicata di ginnastica erano diventate strumenti perfetti per gli interrogatori, da usare per appendere i torturati a testa in giù e calarli ripetutamente in enormi barili d’acqua. IMG_1264 IMG_1265L’elettrocuzione e la denutrizione servivano a logorare psicologicamente i detenuti, persone che spesso non erano neanche tenute sottochiave, dato che le fitte reti di filo spinato tese fuori dai balconi impedivano loro persino di suicidarsi. Nessun evaso, un solo sopravvissuto, l’unico che sapeva usare e riparare la macchina da scrivere per stilare i rapporti ufficiali. Parlare di numeri spesso sfalsa la percezione della realtà: il danno provocato da questo periodo di storia al Paese é ancora in fase di assorbimento e non è quantificabile in cifre. La sola domanda che riusciamo a porci è: com’è possibile passare dalla civiltà di Angkor Wat a questa moderna visione dell’assurdo? Eppure é stata un’ atroce realtà per ben cinque anni, anni che la popolazione cambogiana difficilmente riuscirà a scordare. I mostri di un passato più o meno recente si trovano ovunque, in nessun caso degni di clemenza, mai e poi mai degni di essere dimenticato.

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