Viaggio in Cambogia sulle tracce di Tomb Raider

Arrivare tardi a Sihanoukville non significa rimanere intrappolati in una città fantasma senza possibilità di trovare un alloggio o del cibo, anche se per alcuni versi sarebbe stato meglio. IMG_1021Qui si é letteralmente investiti in quello che si potrebbe definire l’epicentro del turismo di massa. Gli ostelli, i ristoranti e persino i supermercati sono del tutto votati all’appiattimento mentale di ogni avventore: che si voglia un pub londinese frequentato da motociclisti o una pizzeria italiana con cucina tipica, qui si può ottenere. Tutto questo potrebbe essere tralasciato se non ci fossero gli immancabili turisti che aspirano a diventare dei guru dell’oriente, credendo che basti camminare scalzi per una strada colma di ragazze immagine e offerte di 3×2 sugli alcolici ad ogni ora del giorno e della notte per guadagnarsi lo status di globetrotter incalliti. L’aspetto positivo di questo piccolo centro e dei suoi orari da civette é che le agenzie sono aperte fino a tardi; grazie ad una di esse riusciamo a fuggire l’indomani mattina, sperando di trovare rifugio su un’isola accessibile solo da un paio d’anni, forse una possibilità di rifarsi sulla primissima impressione cambogiana. La barca salpa e noi guardiamo impazienti l’orizzonte per scorgere Koh Rong Samloem, dove dovrebbero accoglierci generose spiagge bianche e rigeneranti acque turchesi. IMG_0962 IMG_0831 IMG_0973Si avvertono sensazioni positive fin dal primo piede che affonda dolcemente nella finissima polvere che é la sabbia. Immediatamente lo stress accumulato grazie agli insistenti vietnamiti in cerca di guadagni facili scompare, per lasciare spazio al tanto atteso dondolio delle amache intervallato solamente dalla voglia di nuotare nella calda baia trasparente che ci si para davanti. Appuriamo che non si tratta di un blando miraggio, tutto é tangibile e concreto. Le albe dai toni fucsia rendono surreale tutta l’atmosfera tingendo ogni cosa con la loro magia e rendendoci quasi in grado di respirarne il colore, sentirne il profumo soltanto con uno sguardo. I giorni oziosi vengono macinati in fretta sull’isola: una passeggiata nella giungla per attraversare questo rigoglioso fazzoletto di terra galleggiante, una corsa mattutina con successiva nuotata e poi i pasti leggeri improvvisati con poche provviste d’emergenza. In men che non si dica stiamo tornando sulla terraferma, speranzosi che le poche infrastrutture sapientemente costruite senza intralciare la natura riescano ad avere la meglio sui resort con bungalow in muratura che iniziano a comparire. Se Koh Rong Samloem rimarrà così com’è adesso, ci sarà al mondo un luogo in cui fuggire davvero dalla vita cittadina. Il tempo del riposo é finito, il bus notturno divora la strada, affamato di asfalto ci porta a Siem Reap dove con qualche minuto di tuk-tuk siamo in ostello. Il nostro piano autolesionista di visitare l’intero complesso di Angkor in bicicletta partendo all’alba fallisce miseramente quando la sveglia viene ignorata senza pudore, complici le ore di sonno arretrato miste all’assedio in atto delle zanzare contro le pareti della zanzariera. Coraggio, il caldo sale in fretta e le biciclette non procederanno certo da sole! Siamo prontissimi per l’impresa, rimediamo il biglietto d’ingresso a 20$ ciascuno (con tanto di foto personale!) e sulle nostre due ruote affrontiamo uno degli spettacoli più semplicemente belli a cui ci sia mai capitato di assistere. IMG_1198 IMG_0907Angkor Wat, una magnifica costruzione che assorbe ogni concentrazione alla ricerca di dettagli maniacali tutt’ora impressi nella pietra. I blocchi grezzi di roccia color piombo striati da muschi verdi e giallognoli poggiano la base per lastre scolpite, arrivate a noi da una civiltà lontana da cui probabilmente avremmo ancora molto da imparare. Si sussegue il Bayon, probabilmente il nostro preferito, con le troneggianti teste enormi che ci osservano impassibili mente entriamo nel cuore del complesso. Giungiamo allo zenith lungo la terrazza degli elefanti, l’aria é pesante e polverosa, il rosso ocra delle strade sterrate ricopre sottile i nostri vestiti. É ora di fermarsi, una breve sosta per mangiare un’improvvisata baguette con sale e olio, fedele bottiglietta che profuma d’Italia e che continuiamo a riempire senza volerci rinunciare da più di sei mesi. Il rumore degli scatti fotografici e degli sbuffi dei bambini annoiati scompare, ci isoliamo in un giardino che pare squadrato con riga e compasso, costellato di massi che offrono il giusto riposo per questa frugale pausa pranzo. Fino ad ora la preservazione degli edifici ci ha colpito, ma appena si arriva nel tempio di Ta Prohm tutto cambia. IMG_1166Qui i segni del tempo fanno capire ancora una volta che le capacità dell’uomo, per quanto di altissimo livello, non possono molto contro la natura e il suo inesorabile corso. Parte del film Tomb Raider è stato girato proprio qui, ma le scimmie che vivono e compaiono abitualmente in questo luogo ci fanno pensare più a re Luigi, sovrano di un regno di primati nelle rovine abitate in passato dall’uomo, quasi come se si fosse rovesciato il normale ciclo degli eventi, un libro della giungla inscenato in via del tutto naturale. Radici robuste spaccano in due gli infissi di antiche porte in disuso, alberi che hanno saputo adattarsi al territorio invadono spietati gli atri dedicati un tempo alle preghiere; da questo quadro emergono diversi punti di vista, e il primo é la giusta assenza di ricostruzione. Se avessero tolto parte della vegetazione per poi riassemblare fondamenta e pietre avrebbero distrutto completamente il gusto storico di questo posto, il tutto in nome di un banale senso estetico completamente privo di interesse. Il secondo grande punto di forza di questa porzione del complesso di Angkor é la pulizia. Al contrario del Vietnam qui si rispetta l’ambiente, almeno nei posti di grande attrazione come questo. Il gran numero di input ricevuti ci fa venire una gran voglia di riposo, ma non possiamo lasciare questo posto magico senza tornare una seconda volta al simbolo nazionale. Le luci appannate dalla foschia del mattino non ci hanno fatto apprezzare al meglio Angkor Wat, ma adesso, al tramonto, i toni ambrati che si riflettono sull’acqua ci regalano delle emozioni in più. Ora siamo soddisfatti, stanchissimi, sorridenti e come molte altre volte allibiti dalle meraviglie che questo viaggio continua a regalarci.

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