Goooooood morning, Vietnam!

Il Vietnam ci riempie di aspettative da sempre. Sarà perché siamo influenzati dalla sua immagine di luogo incontaminato ed esotico emersa dalle lettere dei soldati americani, divisi tra l’odio per una guerra non loro e il fascino di una terra lussureggiante, ma l’effetto al nostro arrivo è decisamente deludente. Ebbene sì, per la prima volta il viaggio ci pone davanti ad uno stop: il Vietnam, tranne che per qualche buona eccezione, non ci va molto giù. 09 - Hanoi - market 66 - Saigon (Ho Chi Minh city) - it's time to take a nap...Fortunatamente almeno la prima impressione di Hanoi è positiva, una città senza nulla di particolare da vedere ma piacevole da respirare e scoprire nei mercati, nei profumi di spezie e griglie delle bancarelle intorno al nostro ostello e nella buonissima cucina vietnamita. La quantità di motorini che circola per le strade della capitale è esorbitante: automobili e pedoni qui sono solo degli ospiti, sono le due ruote a spadroneggiare su tutto, dai marciapiedi agli stretti vicoli dei mercati. Il fidato motorino non si abbandona mai, nè per comprare l’insalata nè per schiacciare un pisolino. La fila per entrare nel mausoleo in cui riposa la salma di Ho Chi Minh è chilometrica, ma ci mettiamo buoni buoni ad aspettare e alla fine riusciamo a passare i canonici 5 minuti girando intorno alla teca di vetro in cui è conservato, tutto composto e sereno nella sua sala refrigerata. Le famosissime Halong Bay e Sapa (una baia con formazioni carsiche a picco sul mare e una zona di risaie a terrazza) sono prese d’assalto dai turisti, che partono da Hanoi con ogni sorta di tour organizzato; non ce la sentiamo di andarci così fuori stagione, il tempo ad Halong Bay è nebbioso e freddo e ci hanno detto addirittura che a Sapa nevica. Rimandiamo il nord ad un prossimo viaggio e scendiamo rapidamente verso Ninh Binh. Qui abbiamo un primo assaggio dell’ “invadenza-insistenza” vietnamita nei confronti dei turisti: la proprietaria della nostra guesthouse, sotto una facciata cortese, non fa altro che proporci ogni due per tre i suoi tour e i suoi autisti di motociclette per portarci a visitare il circondario, persino mentre stiamo facendo colazione. Questo è solo il primo esempio degli effetti collaterali che lo sviluppo (spropositato) del turismo ha avuto in Vietnam; le persone nei villaggi sembrano rimaste semplici, ci sorridono e ci salutano mentre lavorano o mangiano intorno ad un tavolo con tutta la famiglia; nelle città, invece, gli addetti al turismo sembrano interessati solamente ai nostri soldi e a nient’altro. Sono lontani i gesti di gentilezza disinteressati che ci hanno fatto innamorare dell’Iran: il Vietnam sta tentando di appoggiarsi a noi turisti per risollevarsi dalla polvere,  ma ha davvero uno strano modo di farlo. 13 - Hoa LuPer fortuna, pero’, troviamo sempre anche del positivo: a Ninh Binh affittiamo le nostre prime bici e ci spingiamo un po’ più a nord, in cerca di un villaggio e di una pagoda. Pedalare o andare in motocicletta qui è l’unico modo per uscire dal seminato delle rotte turistiche. Altra maniera non c’è: gli spostamenti lunghi si fanno incolonnati per strada in bus pieni di occidentali, tutti uguali, come indossassero una divisa. Senza pretendere di voler giudicare nessuno, purtroppo l’impressione che abbiamo avuto in Vietnam è che molti ragazzi recitassero una parte affidatagli appositamente per visitare il sud est asiatico: essere alternativi e interessanti ad ogni costo, in cerca di qualcosa di autentico ma attaccati poi al wifi dell’autobus e seduti nei ristoranti di hamburger a 6$, senza mai spingersi al di là delle tre vie costellate di locali all’occidentale. Con le bici proviamo a viaggiare nelle vie che appartengono ai bambini, coi loro giochi e col moccio al naso, su biciclette troppo grandi per loro: ci godiamo queste  strade parallele e ne attingiamo tutto il gusto possibile. 42- Hoi An - full moon festival 40 - My Son ruins 48 - Dalat - crazy houseArriva il turno di Hoi An, una cittadina sul fiume in cui i sogni di ogni amante dello shopping possono diventare realtà: abiti su misura confezionati in 24 ore a prezzi assurdi, scarpe in cuoio adattate al proprio piede e ogni genere di tessuto e accessorio di seta a basso costo. Con 60$ ci si agghinda da gran galà. Spiamo i sarti che lavorano senza sosta per creare questa magia e intanto sgranocchiamo cialde dolci al cocco e i favolosi banana pancakes, che creano subito dipendenza. La sera c’è la festa delle lanterne, per celebrare la luna piena: tutto il paese spegne le luci, lungo il fiume si vedono solo le candele che illuminano i ristoranti e centinaia di lanterne colorate, appese ai balconi oppure che galleggiano sull’acqua tutte in fila nei loro involucri di cartoncino. Anche la visita alle vicine rovine di My Son ci fa rivalutare il Vietnam per qualche ora, grazie all’atmosfera di culti misti che ammanta le pietre e i templi di pietra persi in mezzo al verde. Dopo una breve visita a Dalat, con la sua “crazy house” messa lì a ricordare casa Batllò e l’architettura del grande Gaudì a Barcellona, con le sue forme strampalate e i suoi cunicoli tortuosi, è la volta di Mui Ne, che promette finalmente una spiaggia del sud su cui crogiolarsi al sole! Appena arrivati siamo sommersi dal cirillico… ebbene sì, è il grande ritorno del russo!! Il 90% dei turisti che gironzolano per la soleggiata Mui Ne vengono infatti da lì. Si tratta principalmente di coppie attempate o di terzetti così composti: un ricco magnate con il pancione e tatuaggi sbiaditi che si accompagna a due veline caucasiche in versione formosa. Scelgono dalle vasche dei ristoranti aragoste e iguane da far grigliare, ordinano molluschi e crostacei di ogni genere senza badare a spese; dopo una prima ispezione del lungomare, decidiamo che è arrivato il momento anche per noi di provare qualcosa di nuovo… sembra infatti che la specialità qui sia il coccodrillo grigliato! 54 - Mui Ne - crocodile BBQLungo la strada si susseguono spiedi con alligatori in bella vista, pronti per essere tagliuzzati, cotti e serviti a chi ha il coraggio di richiederli: il risultato è semplicemente inaspettato, la carne di coccodrillo ha un gusto abbastanza indefinibile ma molto buono, basta ordinarlo con gli occhi chiusi e il gioco è fatto…! Soddisfatti dell’esperimento ci spostiamo per una tappa-lampo a Saigon (Ho Chi Minh City), un accrocchio di locali per turisti e alcool a basso costo. Da qui prendiamo quasi subito un bus più un traghetto per la vicina isola di Phu Quoc, un pezzettino di giungla incastonato nel golfo della Thailandia che ha da pochi anni aggiunto il turismo alle sue fonti di sostentamento: le piantagioni di pepe e la produzione della famosissima salsa di pesce, onnipresente sulle tavole di tutto il sud est asiatico. Il modo migliore per trovare le lunghe spiagge bianche lambite da acqua cristallina è affittare un motorino e avventurarsi su strade asfaltate e sterrati color ruggine, terra rossa che lascia il colore addosso e ci impolvera da capo a piedi, rendendo il nostro primo bagno in mare ancora più speciale. 74 - Phu Quoc islandNon è semplice allontanarsi dalla striscia di resort e spiagge mal tenute, ma alla fine (dopo qualche ora di guida) ce la facciamo: siamo su un lembo di sabbia, quasi da soli, a goderci le amache e il latte di cocco fresco in un semplicissimo bar dalla tettoia di legno. Grazie a questi giorni a Phu Quoc, tralasciando la solita noncuranza dei locali per l’ecologia e i pezzi di spiaggia più turistici completamente lasciati a loro stessi e alla spazzatura, in extremis riusciamo ad apprezzare il Vietnam: in ogni caso, non vediamo l’ora di oltrepassare il confine con la Cambogia, dove ci aspettano altre isole e – soprattutto – la leggendaria Angkor Wat!

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2 thoughts on “Goooooood morning, Vietnam!

    • Grazie mille (anche di seguirci sempre 🙂 )! Purtroppo anche noi ce l’aspettavamo così, invece abbiamo capito che è proprio per tutti… in certi casi pure troppi! Cambogia e Laos (dove siamo ora) ci stanno piacendo molto di più, nonostante ci sia forse lo stesso numero di turisti… hanno più cose da offrire e lo fanno in maniera diversa 🙂

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