Natale in Yunnan

13-27 dicembre 2013

Il Natale in Cina non conta granchè. Già, per chiunque si stesse chiedendo quali mirabolanti festeggiamenti riservino gli amici cinesi al buon Gesù che nasce, la risposta è: cappellini rossi in testa alle cameriere dei fast food e vari addobbi casuali con tanto degli onnipresenti errori di traduzione (“Merry Chrisamts”, “Happy Crhristsam”, ecc…). Quest’anno per noi niente pubblicità del panettone che “quando arriva arriva”, nessun miracolo sulla trentaquattresima strada e bufali d’acqua al posto delle renne. La regione in cui scegliamo di trascorrere il periodo delle feste è lo Yunnan, uno spettacolare pezzetto di Cina schiacciato fra il Tibet, la Birmania e il Laos, che se ne contendono fisionomie e climi in un mescolarsi di etnie e culture eterogenee. 04 - LijiangQualche giorno di relax fra i due paesini di Lijiang e Dali ci rendono giustamente un po’ pigri e consumisticamente ispirati: tra le bancarelle di cuoio lavorato, souvenir artigianali e dolcetti vari entriamo subito in atmosfera festaiola. Pioggerella leggera e una spolverata di neve arrivano a completare il quadro, forse la nostra smania di buttare i calzettoni di lana sul treno che ci ha portati qui, deviati dalla descrizione di questa regione (la città di Kunming è detta dell’ “eterna primavera”) è stata un po’ prematura… 09 - Lijiang at night 06 - Lijiang - Snacks...a Lijiang, tra viuzze di ciottoli e canali con le lanterne illuminate d’arancio e rosa galleggianti sull’acqua, abbiamo un primo assaggio (solo visivo) di ciò che sapevamo sarebbe arrivato, prima o poi: scorpioni, larve e blatte varie giacciono accatastati vicino alle migliori leccornie della Cina, infilzati su lunghi spiedi, tra carni speziate e panini al vapore multicolor. Nessuno li compra, ma ogni volta che ci passiamo davanti li troviamo diminuiti: sospettiamo un complotto in cui i proprietari della bancarella ne nascondono un po’ per volta sotto il tavolo solo per confermare lo stereotipo che noi turisti abbiamo sul cibo cinese, ma purtroppo in cuor nostro sappiamo che non è così. Dali è un po’ meno turistica e più autenticamente antica di Lijiang: una camminata sulle sue mura, un giro alle tre pagode e una gita in mattinata al vicino villaggio di pescatori che si affaccia sul lago sono quel che ci vuole. A Caicun veniamo assaliti da gruppi di donne locali che vogliono farci fare un giro in barca per pochi Yuan, ma ci fermiamo ad osservare piuttosto una bagnarola a cui sono legati sei o sette bellissimi cormorani; qui la loro abilità nella pesca viene piegata ai bisogni dell’uomo e usata come attrazione per i turisti, così come in Kirghizistan le aquile e i loro possenti artigli per la caccia al coniglio. 22 - Dali - batik 15 - Dali wallsQui sospendiamo per un attimo il ritmo frenetico con cui questo viaggio in Cina ci sta incalzando, facciamo una pausa dai treni infiniti e dalle distanze da colmare, ci sono solo passeggiate tra le case e i batik tipici della zona di cui sono tappezzati i muri di pietra, una zuppetta calda e una coperta elettrica di ritorno in stanza, dopo essersi scrollati un po’ di neve dalle scarpe. A Kunming vogliamo sentirci un po’ a casa, ritagliarci uno spazio per ricordarci che non siamo cinesi, come quando mangiamo troppi cioccolatini e il simpatico di turno ci fa la classica battuta: “se continui così, diventi pure tu un cioccolatino!”… ecco, noi non vogliamo rischiare di diventare troppo cinesi, diciamo. Così per vigilia e Natale abbiamo solo poche, modeste pretese: tanto cibo, pasti lunghi e un occhio semichiuso sul budget giornaliero che stiamo cercando di rispettare. Il 24 sera, passeggiando intorno al Green Lake Park, assistiamo a ciò che i locali intendono per “festeggiare la vigilia di Natale”: discoteche piene, musica a palla e niente più. Fuori da un discopub, due mestissimi camerieri in livrea attendono la mezzanotte per tagliare un tacchino arrosto tutto incellophanato e versare lo spumante nei flute di finto vetro ordinatamente allineati su un lungo tavolo. Un misto raccapricciante fra capodanno, Natale e giorno del Ringraziamento. Questo è sicuramente uno degli aspetti più curiosi e interessanti della Cina: la loro voglia di sembrare (o essere) occidentali è pervasiva e continua, investe tutto e tutti, soprattutto nelle città. I caffè, i ristoranti e i fast food dai nomi in inglese sono sempre pieni, anche se possiamo scommettere che il 90% degli avventori non saprebbe nemmeno dirci cosa c’è sull’insegna. Vederli impegnati nel tentativo di usare forchetta e coltello in questi posti è quasi commovente, un po’ quello che dev’essere stato per loro guardarci usare le bacchette nel nostro primo giorno di Cina. Il colore della pelle conta: bianco, bianchissimo è ciò che dev’essere ricercato e raggiunto per non sembrare dei contadini, dei tibetani, dei sud est asiatici o – peggio ancora – dei vecchi contadini sud est asiatici. Nei supermercati abbondano le lozioni per mantenere la pelle naturalmente più chiara, e prendere il sole è fuori discussione per la maggior parte dei cinesi. 55 - Kunming - Christmas lunch!Il 25 applichiamo dunque la nostra ormai consolidata maestria con le bacchette (…) su due piatti di noodles freschi, impastati, stesi e prodotti sotto i nostri affascinati occhi… semplicemente sublimi. Ci prepariamo a due giorni di camminate nella zona di Yuanyang, nella parte meridionale dello Yunnan, quasi al confine col Laos; stavolta è uno sleeper bus a trasportarci, un geniale pullman dotato di due file di letti a castello, finalmente possiamo dormire in viaggio senza colli che cascano e schiene doloranti! 32 - Sleeping bus from Kunming to YuanyangSiamo quasi più esaltati da questo bus che non dallo spettacolo assurdo che ci attende, ma già appena arriviamo intorno alla nostra guesthouse ci rendiamo conto di essere in uno dei posti più belli che abbiamo mai visto. L’alba che sale sulla distesa immensa di risaie a terrazza ammanta tutto di rosa, gli specchi d’acqua da cui si alza una fitta bruma rimangono immobili e accolgono la nuova luce; è una visione che non ha precedenti per noi, sappiamo di trovarci di fronte all’opera della natura e a quella dell’uomo mischiate insieme, è una sensazione a metà fra lo stupore che si prova di fronte alle montagne e l’ammirazione sconfinata nel guardare uno splendido palazzo. Sono le Alpi che incontrano la Sagrada Familia. La camminata è lunga tutto il giorno, ci rifiutiamo per quanto possibile di prendere i bus interni all’area per goderci al meglio il paesaggio e l’atmosfera, almeno finchè il sole non inizia a calare e iniziamo a pregare di non rimanere bloccati a piedi a chilometri di distanza dal nostro letto; i punti panoramici sono quattro, riusciamo a vederne tre in diverse ore del giorno, tutti diversi tra loro e tutti ugualmente magnifici. 37 - Yuanyang - rice terraces 41 - Yuanyang - villagePassiamo in mezzo a villaggi di piccole comunità locali, pieni di uomini che fanno colazione con le loro zuppe torbide accanto ai propri bufali d’acqua ancora legati, una vecchia coppia di colleghi che ormai si conoscono a menadito, in attesa di cominciare la dura giornata di lavoro; ci sono persone di ogni età che si avviano alle risaie trasportando pesi enormi, donne incinte che posano un mattone sull’altro per costruire scale e muri, altre che – con un figlio sulle spalle – smuovono la biada ai bufali con una pesante vanga. Il paragone con la nostra società sorge spontaneo, forse suonerà anche un po’ banale e buonista, ma è impossibile non riflettere su quante cose ci fanno lamentare inutilmente quando queste persone vivono di nulla, ma stanno bene perchè non lo sanno; vanno avanti un giorno dopo l’altro, con questa vita semplice scandita dalle stagioni e dal lavoro, dai figli che nascono, crescono e prendono il loro posto. In questi luoghi tutto grida che non siamo in Cina, non c’è niente che ci ricordi il caos di Chengdù o lo smog penetrante di Leshan, che brucia gli occhi e la gola, nè i superstore di cellulari e apparecchiature elettroniche; qui la vita scorre semplice e faticosa, tra fiumi di sudore e lavoro nei campi. I bambini non sono appiccicati ai tablet come sugli autobus in città, ma li vediamo giocare su un mucchio di terra con vanghe e rastrelli, quelli veri, quelli che i genitori e i nonni usano per combattere contro radici e piante immersi nel fango fino alle ginocchia; ci immaginiamo una mamma italiana davanti a questa scena, alla vista del proprio pargoletto che maneggia uno strumento così pericoloso il coccolone è assicurato. 44 - Yuanyang - rice terracesLe balze colme d’acqua e piantine sono collegate tra loro da piccoli canali di scolo, un singolo solco nella terra che permette ad ogni risaia di scaricare lentamente la propria acqua su quella sottostante e così via, un sistema semplice ma geniale, che salva ettari di spazio e ottimizza le colture. Siamo stanchi e soddisfatti, andiamo a dormire con un cielo stellato e limpido a due passi dalla testa, in attesa che un’altra alba ci avvolga nella sua foschia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cina. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...