Nel blu dipinto di blu

08-10 dicembre 2013

Il Sichuan, regione al sud-ovest della Cina, offre spettacoli sempre diversi e coinvolgenti. Come un arcobaleno, é in grado di incantarti e farti contare i colori che lo formano spingendoti a percorrere ore ed ore di strada in bus per apprezzarne gli angoli più remoti. Ci dirigiamo nell’estremo nord, passiamo curve e canyon, gallerie e ponti, per giungere finalmente a Jiuzhaigou. Questo piccolo e pressoché insulso paese isolato ai piedi di una montagna non ha assolutamente nulla da offrire; pochi i posti per dormire e ancor meno quelli per mangiare, al di là delle immancabili trappole gastronomiche che tanto odiamo. IMG_0235Classici ristoranti prefabbricati senz’anima, ornati di colonne di legno decorato in oro e dipinto di un rosso mattone, qui non si vede la cucina a bombola di una nonna che sapientemente ripiega ravioli riponendoli come pargoli nei tipici cilindri di bamboo per la cottura al vapore. In questi posti tutto sembra finto, ricoperto da uno spesso strato di lucido. Le sedie di legno perfettamente cerate sono in realtà di plastica, la stessa che ricopre i grandi tavoli rotondi intarsiati di pseudo-giada. La stessa plastica che, ben tesa, avvolge il set da tavola preconfezionato, composto da: piatto quadro, piattino tondo, ciotola, bacchette, cucchiaio, bicchiere e tovagliolo. Proprio qui, in questi asettici luoghi di ristoro, i presunti ricchi viaggiatori cinesi mostrano quello che non sono, ordinando fino a venti piatti di portata tra i più disparati per poi avanzarne i due terzi. Apparire é ciò che conta, pagare per dimostrare di poterselo permettere, null’altro; non esattamente il nostro stile. Ci si spinge a trovare luoghi avvolti dal vapore, in cui l’unico modo per riempirsi la pancia é indicare un piatto mangiato in quel momento da un altro avventore e sperare che qualcuno ti ascolti mentre dici “bù yo là” (non piccante), in modo da poter percepire il gusto della pietanza. Arrivare stanchi in un luogo freddo dopo una giornata di bus ti fa desiderare solo il letto che hai prenotato, per questo sentirsi dire che la stanza non é disponibile ti fa precipitare in una sgradevolissima sensazione di abbandono. Per fortuna le parole “free upgrade” sono di conforto e il puré liofilizzato per cena é più che sufficiente per concludere degnamente il lungo viaggio diurno. Quando apriamo gli occhi è appena l’alba, anzi, l’aurora: ci hanno detto che il parco nazionale per cui la zona é famosa apre presto e conviene sbrigarsi prima che si riempia di turisti. Siamo i primi della fila, ma ora dell’apertura ci si moltiplica senza controllo. Tutti devono sapere ciò che è stato detto anche a noi, il maledetto principio delle partenze intelligenti! 52 - Jiuzhaigou national park - with Ingo & JodieCompaiono due ragazzi occidentali conosciuti sull’autobus il giorno prima, Ingo e Jodie –  tedesco lui e inglese lei – reduci dalla Transiberiana e in viaggio verso il Nepal, un’ottima coppia con cui condividere il parco. Purtroppo gran parte dei percorsi pedonali sono chiusi per ridurre il rischio di incendio e si rende indispensabile l’utilizzo delle navette interne per spostarsi da un punto d’osservazione all’altro. 59 - Jiuzhaigou national park 54 - Jiuzhaigou national parkLungo la strada perfettamente tenuta, ad un certo punto, uno scorcio: i laghi per cui siamo venuti qui cominciano a sbucare tra i pini e le rocce. I colori, tutte quelle tinte così straordinariamente distribuite, come se un pittore gigante avesse deciso di posare la sua enorme tavolozza qui per poi mischiare rimasugli di pittura tra loro. Non è il caos di un carnevale pacchiano e chiassoso, bensì un armonioso intreccio di colori caldi e freddi che si snodano per oltre settanta chilometri tra laghi e cascate. Qui il vaporoso giallo delle erbe nei tratti pianeggianti si unisce delicatamente al fresco e profumato verde dei pini e ogni foglia rossiccia trova il suo posto, incastrandosi alla perfezione nel puzzle di pietre grige coperte di muschi e brina. 56 - Jiuzhaigou national park - westerns VIP 8chinese people taking pics of us)Tutto é così piacevole che ci si scorda dei percorsi chiusi ai visitatori e si riesce a chiudere un occhio anche sugli invadenti cinesi che insistono per scattare una fotografia a noi rari occidentali. Trovarne quattro tutti insieme, che fortuita coincidenza! Si susseguono laghi dai nomi estremamente poetici o “cinesamente” altisonanti, come lo Stagno di Bamboo che per associazione di idee lascia spazio poi a quello dei Panda, poi della Tigre, del Pavone, del Drago e persino del Rinoceronte. Ci domandiamo dove sia il lago di Jet Lee visto che proprio qui sono state girate delle scene del suo film, “Hero”, ma probabilmente il suo nome non è abbastanza importante. Seguono il Lago Lungo, per ovvie ragioni, e quello dei Cinque Colori, il cui significato é lampante, anche se sono ben più di cinque le sfumature di azzurro che si contano. 60 - Jiuzhaigou national parkQui gli elementi in gioco sono così eccezionalmente fortuiti che viene quasi da pensare che ci sia lo zampino dei cinesi, ma vogliamo essere positivi e credere alla spiegazione scientifica che leggiamo sui cartelli: la concentrazione di magnesio e calcio nell’acqua è estremamente alta, così che questi minerali – combinati ad un’alga giallognola che cresce sul bianchissimo travertino della montagna – conferiscono un colore acqua marina pastello all’intero lago. Il cielo inizialmente nuvoloso lascia spazio al sole, caldo e splendente, che aiuta la magia del parco creando ulteriori giochi di luce e nuove sfumature ancora più vivide. Anche le bandiere tibetane dei villaggi interni appaiono meno sbiadite del solito. Qualche scambio di merendine, un appuntamento serale a cena con i nuovi compagni di viaggio e la coperta termica. Il ritorno a Chengdù il giorno dopo con due nuovi amici alleggerisce il viaggio in bus e prima di cambiare definitivamente regione decidiamo di concederci il lusso di due nuove macchine fotografiche trovate ad un prezzo realmente stracciato… anche questo è Cina! Lo Yunnan ci farà da meraviglioso soggetto per fare pratica con le nuove apparecchiature, chissà se saremo all’altezza?

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