L’Esercito dei dodici panda

26-29 novembre 2013

La Cina e la sua fama internazionale: quali sono le prime parole che possono venire in mente parlandone? Regime, da cui solo di recente e solo parzialmente è uscita, oppure le sue grandi opere con cui da sempre sbalordisce il mondo intero. Tutti sono a conoscenza della Grande Muraglia e dei grattacieli di Shanghai e Hong Kong, ma soffermandosi un attimo a pensare emergono due capisaldi in particolare, due icone distinte e opposte: da una parte l’Esercito di terracotta, rappresentante l’insana mente di un uomo potente, dall’altra la malsana idea di madre natura di voler creare i panda giganti. Come maggiore attrazione di Xi’an, l’Esercito di terracotta rappresenta la pazzia di Qin Shi Huangdi, colui che per primo unificó la Cina oltre duemila anni fa. Le ipotesi dietro questa immensa, agghiacciante e misteriosa opera sono molte; le più gettonate riguardano la paura della morte e la determinazione a far perdurare il proprio dominio. Nonostante non siano del tutto chiari i motivi di tale mastodontica opera, poter osservare le oltre settemila statue rossicce di soldati e cavalli a grandezza naturale perfettamente incolonnate lascia un senso di ammirazione. I dettagli maniacali che distinguono le singole armature, le calzature e persino i tagli di capelli sono sbalorditivi; é impressionante rimanere a fissare volti umani con espressioni diverse che raccontano ognuno la propria storia. Sembra quasi di poter leggere il terrore negli occhi dei soldati semplici, che hanno lasciato la propria fattoria per seguire una guerra non loro; poco distante, un fiero generale dai baffi lunghi e curati indossa una corazza finemente decorata e comanda con sguardo severo il proprio carro, trainato da scalpitanti destrieri.IMG_9590 SAM_5345 Non é una mera camera mortuaria, é una vera e propria istantanea di come, alla stessa epoca dei romani in Europa e dei persiani in Medio Oriente, i cinesi affermavano la loro supremazia sull’Asia. L’occasione di visitare il sito é sicuramente da prendere al volo: una deviazione, la nostra, che siamo contenti di aver improvvisato, oltre che per l’esercito anche per altre ragioni. A Xi’an la Via della Seta giungeva al termine della sua linearità, diramandosi con i suoi carichi di merci assortite dalla Manciuria all’Indocina e all’India, dove ogni genere di scambio veniva portato a compimento. Per noi significa anche poter salutare nuovamente due facce note, i ciclisti Linda e James! Li incontriamo anche qui, in un ozioso e girovago pomeriggio. Stanno giungendo al termine del loro viaggio, che dopo aver attraversato il Canada, l’Europa e l’Asia li porterà ad attraversare un altro oceano per fare poi ritorno a casa. Gli scambi di saluti ormai sono come tra vecchi amici, e la consapevolezza reciproca che sarà un arrivederci rende tutto più semplice. Buone pedalate, carissimi, noi andiamo a sud, la famosa Chengdu ci aspetta. IMG_9612Le enormi e popolose città cinesi iniziano decisamente a prendere la supremazia sugli spazi aperti. Un’esplosione di urbanizzazione ha coinvolto Chengdu portandola da dieci a quindici milioni di abitanti in cinque anni, complici la fuga dalle campagne e l’inevitabile edilizia selvaggia che espande la città costantemente, giorno e notte. I ritmi cinesi sono difficili da digerire per una mente occidentale fatta di comodità e giorni festivi: non é strano vedere gruppi di decine di persone in piazza che fanno tai chi molto prima dell’ alba, mostrando una volontà davvero fuori dal comune, o magari incappare in un cantiere edile dove si lavora 24/7 per portare a termine l’ennesimo complesso di condomini sempre tutti uguali. SAM_5493Le storie di queste persone sono le più diverse: chi vuole solamente fare attività fisica, chi invece é tenuto a farlo davanti al luogo di lavoro in una sorta di rito propiziatorio semi forzato e ad alto contenuto di ridicoli passi di danza saltellante. Intanto meno fortunati operai sono tenuti a lavorare svariate ore di seguito, siano esse diurne o notturne, per mantenere la propria famiglia – magari distante migliaia di chilometri e che riescono a vedere solo una volta all’anno – oppure per poter pagare la multa ricevuta a causa di un figlio aggiuntosi al primo. Ma nel frenetico e immenso formicaio che é la Cina c’é ancora qualcuno che non si cura di queste cose e vive in maniera semplice, seguendo stili di vita decisamente più rilassanti. Poter ricevere un sussidio costante che permetta di vivere, riuscire a sottostare al controllo demografico del governo, cure mediche e accudimento della prole: questo é ciò che ogni cinese vorrebbe. Tutti questi privilegi, invece, sono assicurati ai panda. IMG_9705L’animale simbolo del WWF e della lotta per il mantenimento delle specie animali a rischio, qui a Chengdu, é una vera e propria icona. Se Jackie Chan ha il monopolio delle pubblicità per ogni tipo di prodotto, il panda ha l’esclusiva su guanti, cappelli, felpe, pelouches e ogni tipo di merchandising immaginabile. Il centro di ricerca e allevamento dei panda giganti offre a questi animali bicolore un ambiente ideale per la loro sopravvivenza. La giornata tipo di un cinese descritta sopra non ha nulla a che vedere con quella dei panda. Questi ultimi si svegliano intorno alle nove di mattina per iniziare subito a mangiare il loro amato bambù (alcuni prediligono le foglie, altri il gambo croccante) ma tutti, finite le tre ore di pasto, esigono un riposino per poter praticamente terminare la giornata.  SAM_5456 IMG_9711Un animale conosciuto e dalle movenze a tratti umane, una pecora nera (e bianca) nel regno dei feroci e carnivori orsi, tanto grossi da necessitare moltissime calorie giornaliere, troppe per il loro tipo di alimentazione, tanto che la dieta di bambù viene integrata da mele e torte preparate appositamente per loro. All’interno della riserva un altro animale della medesima famiglia, ma assai meno noto, si aggira indisturbato: il panda rosso. No, non é esattamente come un panda gigante ma con il pelo rosso invece che nero, é piuttosto un via di mezzo tra una volpe, un orsacchiotto e uno scoiattolo gigante, attivissimo nel salire sui rami più sottili degli alberi, onnivoro e ben più autosufficiente del suo cugino famoso. IMG_9726In questo centro di ricerca si fa il possibile per tutelare entrambe le specie, ma chiaramente la parte del protagonista va al panda gigante, un animale che quasi sembra aver deciso di autoestinguersi, forse proprio a causa della frenesia che pervade la Cina, ormai troppo distante dalla sua natura zen. Solo il tempo potrà dirci se l’estinzione avverrà prima per lui o per un popolo che sta letteralmente spremendo la propria terra causando disastri climatici ed idrogeologici da cui sarà sempre più difficile tornare indietro.

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