Per un pugno di noci

Kirghizistan: una terra in cui possiamo entrare senza il visto, corridoio montuoso sulla nostra via per la Cina. Ma una volta lì scopriamo che non è solo questo: con le sue vette innevate, i suoi trekking e le sue sorprese naturalistiche salta al primo posto nella nostra classifica dell’Asia centrale. A Osh non c’è molto da vedere essendo una cittadina di passaggio, per cui facciamo rifornimento di guanti, cappelli e vestiti pesanti per affrontare l’altitudine e per il resto del tempo ci rifugiamo in ostello ad aggiornare il blog e sentire amici e famiglia su Skype. Un po’ di sosta e un assaggio di casa! Mentre siamo intenti in questo dolce far niente dalla porta dell’ostello entra Jeppe, il ragazzo danese… quant’è piccola l’Asia centrale?! Decidiamo insieme a lui e Andrè, francese, di avventurarci nel villaggio di Arslanbob, a qualche ora di distanza. Mentre il minibus si inerpica sui tornanti e combatte contro la strada dissestata, dai finestrini vediamo cadere la nostra prima neve, mentre Jeppe cerca di imparare a contare in italiano e a dire “io FiFo Zolo Ber la birra”.
image
Una volta arrivati ci fiondiamo subito al CBT, l’ufficio che gestisce le guesthouse del villaggio e smista i turisti in ognuna in modo da dare ad ogni famiglia le stesse opportunità di guadagno. A noi spetta una casa carinissima, abitata da una famiglia numerosa che ci stipa in una stanzetta calda e accogliente. Parentesi di servizio: le strutture turistiche in Asia centrale non somigliano minimamente a ciò che abbiamo in mente noi occidentali. Può capitare di dormire per giorni in posti che non hanno l’acqua corrente (com’è successo a Osh), o che hanno l’acqua calda solo per un’ora al giorno oppure in cui non è disponibile nemmeno una doccia. Generalmente il bagno si trova all’esterno delle case, e non è altro che un buco nel terreno con due assi di legno su cui poggiare i piedi. Se la prima volta si rimane sconvolti dagli standard di igiene, dopo quasi un mese non ci si fa nemmeno più caso. Nonostante questo possa sembrare un problema importante, in realtà non lo è: viaggiare ci fa capire anche di quanto poco abbiamo bisogno, e se dobbiamo adattarci a non avere tutte le comodità per vedere ciò che stiamo vedendo, beh… a chi interessa?! Tutto questo non pesa per niente mentre siamo riuniti intorno al tavolino basso, con la schiena poggiata su un cuscino a gustarci del buonissimo plov fatto in casa, marmellata di prugne raccolte dall’albero in cortile, uova fresche e pane appena sfornato. Parliamo di tutto coi nostri compagni di viaggio, dal loro progetto di richiedere il visto per l’Afghanistan (in giro troviamo moltissima gente che ci vuole andare, molta più di quanto si possa immaginare) alle vite nei nostri rispettivi Paesi. Il giorno dopo ci prepariamo per la grande camminata: 15 km in cerchio passando per una cascata alta 23m, un bosco di noci, un villaggio sperduto e il pezzo forte, una cascata alpina che precipita impetuosa per 80 m.
image

image
Tra fango, neve e paesaggi mozzafiato camminiamo quasi 7 ore, rapiti dalla vista della natura e del villaggio, pieno di famigliole a cavallo e in cui si vedono più asini che esseri umani.
image

image
L’ultimo pezzo di scalata è impervio, si scivola un po’ e ci sono pochi appigli, ma la soddisfazione di trovarsi lassù è immensa.
image

image
Ci rifocilliamo con le noci che abbiamo raccolto nella foresta aprendole alla bell’e meglio – sono tra le più buone che abbiamo mai assaggiato – dopodichè si riparte per tornare a casa, dove ci aspettano un altro pasto caldo e una notte di meritato sonno. La mattina seguente le nostre strade si dividono: Andrè torna a Osh, mentre noi con Jeppe tentiamo l’autostop fino a Bishkek, distante 10 ore di strada. Dopo meno di mezz’ora, uno dei migliori passaggi di sempre: un businessman solitario che deve guidare proprio fino a lì. Macchina comoda, conversazione piacevole, pranzo offerto (…ancora carne di montone, ma è impossibile riufiutare…) e vista meravigliosa: paesaggi che ci fanno pensare alla maestosità del Canada, all’Alaska e alla Nuova Zelanda, sembra davvero di essere nel Signore degli anelli!
image
Bishkek – come Osh – ci serve solo da base per esplorare, stavolta il lago Issy-Kol, più a est. Nei dintorni di Karakol veniamo a sapere di una serie di sorgenti termali ad alta quota: con circa 30€ possiamo noleggiare un fuoristrada che ci porti lì, ma tutti gli altri viaggiatori ci consigliano di affrontare la sfida della scalata a piedi. 15km all’andata e 15 al ritorno su una strada sterrata ricca di sorprese tra guadi, ghiaccio, fango e rocce.
image
Si costeggia un fiume dall’acqua tanto fredda quanto limpida, e su ancora per tornanti e mulattiere. La miglior pausa pranzo di sempre, quando un petto di pollo freddo e asciutto e del pane vecchio di un paio di giorni passano in ultimo piano data la vista strepitosa che ci si para davanti.
image
Siamo partiti da una strada incorniciata da foglie dei vari colori autunnali, caldi e ingialliti, per arrivare là dove le ore di luce sono così poche che la neve si scioglie solo in qualche punto, lasciando i pini profumatissimi a spezzare il suo bianco candore. image

image
Ancora un’ultima svolta, un’altura da superare ed ecco, in mezzo ad una vallata, tre case e qualche capanno: Altyn Arashan.
image
Il padrone della guesthouse è Valentin, che vive qui insieme ad altre due persone nell’intero complesso di case. Carburiamo subito grazie alla merenda di benvenuto, e quando il caldo della scarpinata inizia a passare le chiavi del paradiso ci vengono letteralmente messe in mano: il capanno numero cinque è il migliore e noi ne usufruiamo subito. Dentro troviamo una vasca in cui viene incanalata l’acqua termale a 40 gradi e un’unica, grande nube di vapore, che ci permettono di rigenerare ogni forza spesa. Per quanto siamo tentati di buttarci nel torrente gelido subito dopo, ci concediamo “solo” una tonificante passeggiata in costume da bagno a -4°C. image
Cos’altro dire su questo incantevole posto? La cena cucinata apposta per noi con pesce d’acqua dolce e zuppa di cavolo rosso, l’abbondante colazione con la marmellata di lamponi raccolti nei dintorni o ancora, l’intera sala da pranzo completamente arredata da pezzi di legno intagliato e trattato. Forse no, forse la cosa più sensazionale è sapere che un posto così autentico esiste ancora: un angolino proprio sul tetto del mondo, in cui il tempo si è fermato. Il restante soggiorno kirghizo è veloce nella sua lentezza. Autobus notturno, il primo dall’Iran e decisamente non all’altezza dei suoi autobus super-deluxe, arrivo nella capitale e immediatamente taxi collettivo per Osh. Da qui Sary Tash, ultima opportunità di trovare un alloggio prima del confine; saliamo su un camion e arriviamo all’ultimo avamposto dell’Asia centrale, Irkeshtam. Al di là delle montagne, a portata di vista, l’immensa nazione cinese.

Annunci

4 thoughts on “Per un pugno di noci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...