Non é poi così lontana Samarcanda

11-24 ottobre 2013

Autobus a lunga percorrenza, primo minibus urbano, secondo minibus urbano, minibus extraurbano, autobus urbano ed infine filobus ad eterna percorrenza. Khiva non è certo la città meglio collegata dell’Uzbekistan, ma è sicuramente la più caratteristica. Tralasciando le botteghe che tentano malamente di imitare fabbri e pellettieri dei tempi d’oro della città, è possibile immaginarsi come i mercanti di schiavi usassero queste mura per proteggere i propri interessi e far riposare al sicuro i propri animali, secoli fa. Arrivati al tramonto dopo una giornata movimentata, la prima guesthouse che ci si para davanti è quella giusta, soprattutto per il regalo incluso nel prezzo: una vista all’imbrunire delle imponenti sagome dei minareti, incorniciati da merli di fango e legno essiccati che racchiudono una città-museo da scoprire l’indomani.

image

Il clima è perfetto e nonostante l’aria frizzante della mattina il sole svolge perfettamente il suo compito, permettendoci di slacciare le felpe. Appena varcate le mura, la vista è sbalorditiva: i lapislazzuli del minareto per cui è famosa la città risplendono e si confondono in maniera armonica col cielo. A seconda dell’ora della giornata tutto ciò che ci circonda diventa color sabbia, ocra o beige.

image

Il bazaar ci permette di apprezzare ancora di più i cambiamenti cromatici repentini, in più è un posto perfetto per assaggiare gli shashlik locali e attendere che le frotte di turisti carichi di acquisti si ritirino nei loro alberghi, una volta chiusi i negozi. Ora è perfetta. Stelle, vento, serrande chiuse e qualche cane che fruga nella spazzatura dei ristoranti. Chissà come doveva essere ai tempi in cui i ricchi mercanti si fermavano qui col loro seguito di uomini, tanti quanti le preziosi e rare merci esotiche in loro possesso potevano permettersi di comprare e sfruttare in cambio di niente.Non riusciamo nemmeno ad immaginare come potrà essere la famosissima Samarcanda, ma siamo impazienti di vedere anche cosa c’è nel mezzo! Bukhara diventa protagonista di lunghissime camminate, che iniziano a servirci oltre che per andare da un posto all’altro anche per scaldarci; la città è molto bella, ma di questi giorni apprezziamo soprattutto due cose. La prima è il nostro B&B, gestito da un eccentrico signore dall’inglese scarso ma dal sorriso allegro, largo e sdentato, che ci mette a dormire su due materassi a terra in una casa vecchia di 250 anni: è un tesoro nascosto a due passi dal centro, e a noi sembra molto più pittoresco di un qualsiasi albergo a cinque stelle.

image

image

La seconda è un’antica necropoli a pochi chilometri da Bukhara, Chor Bakr, una meta poco frequentata dai turisti: ci siamo solo noi, quattro uzbechi e tre pavoni, che girano indisturbati sorvegliando vecchie tombe e moschee mentre la luce del sole sparisce pian piano tingendo tutto di un bel color pesca.

image

Quando finalmente arriviamo a Samarcanda rimaniamo a bocca aperta anche davanti al Registan, un complesso di tre medresse antichissime chiuse ad incorniciare una piazza; sull’edificio principale svettano l’immagine di due tigri e altri simboli che non possiamo riconoscere, ci basta sapere che stiamo calpestando il suolo su cui anche Marco Polo ha posato i suoi piccoli e avventurosi medievali.

image

image

image

A questo punto sarebbe giusto e onesto da parte nostra menzionare la sindrome del viaggio a lungo termine, confermata anche da molti nostri compagni di viaggio e forse inevitabile in questo genere di esperienza: oltre al Registan non troviamo grandi stimoli in Samarcanda, forse perchè dopo un mese passato a vedere moschee e medresse, piastrelle blu e damascati, purtroppo il nostro occhio non coglie più molte differenze tra l’una e l’altra. Sembra assurdo, ma ci si abitua anche a queste grandi opere. Nonostante questo, per fortuna, riconosciamo la bellezza sconvolgente della città; l’esperienza in Asia centrale ci ha insegnato pero’ che se ci si abitua in fretta a ciò che l’uomo ha costruito, la natura non smette invece di stupire, mai. Ci sorprende anche un altro aspetto di questo mondo ancora tutto da scoprire, l’imprevedibilità degli eventi. Entrando nella guesthouse di Samarcanda due facce note ci appaiono e sorridendo riconosciamo due amici ciclisti incontrati su una panchina di Baku, in Azerbaigian, durante un pomeriggio ozioso. Linda e James, canadese lei e inglese lui, stanno viaggiando in bicicletta dal maggio del 2012: hanno attraversato prima il Canada poi tutta l’Europa, anche loro diretti in sud est asiatico prima di ritornare a casa. Incontrarli è stato utile, oltre che fantastico: proprio loro ci suggeriscono infatti qualche trucco per ottenere il visto cinese, che andremo a chiedere a Tashkent. Un ragazzo danese, viaggiatore solitario, si unisce interessato alla conversazione e dopo qualche chiacchiera siamo contenti di salutarci augurandoci a vicenda “HAPPY VISAS!” e aspettandoci di rivederci nella capitale. Tashkent: la fretta di risolvere la questione visto cinese ci porta a spendere la notte escogitando ogni sotterfugio possibile in merito (seguirà un post ad hoc). Il mattino seguente, agguerriti e determinati, sbrighiamo ciò che non esitiamo a definire una corsa contro il tempo e contro le istituzioni; solo riuscire a strappare un prezzaccio per due giacche invernali comprate al bazaar ci fa tornare un po’ di ottimismo (eh sì, il freddo inizia a farsi sentire!). Deve passare un’intera settimana prima del responso dall’ambasciata, e attesa e incertezza sono una pessima combinazione. Proviamo ad ipotizzare piani secondari che non comprendano aerei, nel caso non ci diano il visto, ma sono tutti impraticabili per questioni di inverni rigidi o di guerre civili in atto: non vogliamo passare per l’Afghanistan nè affrontare la lunga strada per Astana, in Kazakistan. Ad un tratto delle voci note… sono Linda, James e Jeppe, il ragazzo danese, arrivati a Tashkent!

image

Formiamo un bel gruppetto che insieme gira per la città e per il mercato, inventando nuovi e intraprendenti metodi per truffare il console cinese e il suo staff. Alla vigilia dei saluti, dopo che anche loro hanno fatto domanda per il visto, decidiamo di dare una sferzata di italianità a questa piatta alimentazione locale. Invece di mangiare per la quarta volta di fila due uova a testa a colazione riusciamo a farcele dare crude dalla proprietaria della guesthouse, e con pochi altri ingredienti freschi prepariamo nientemeno che delle tagliatelle al ragù. La bocca spalancata dei nostri ospiti durante la preparazione è il premio più grande, l’entusiasmo è tanto e vederli assaggiare il sugo direttamente dalla pentola mentre noi ci diamo da fare per impastare dà un piacere indescrivibile.

image

Quando i piatti sono vuoti spieghiamo alla compagnia come si fa la scarpetta, e alla fine tutti concordiamo sul fatto che “c’è sempre posto per una little shoe”. La cena che sa di casa corona una bellissima settimana all’insegna dell’internazionalità. Salutare ora queste persone ha un sapore completamente diverso: augurarci di rivederli non è più una semplice frase fatta, ma racchiude un significato autentico. Ora non ci resta che scappare attraverso la valle di Fergana il più velocemente possibile, prima che il confine chiuda tagliandoci fuori (o meglio, lasciandoci chiusi dentro) al nostro ultimo giorno di visto uzbeco. Il Kirghizistan ci attende come intermezzo prima dell’enorme nazione che è la Cina.

image

Annunci

4 thoughts on “Non é poi così lontana Samarcanda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...