Persepolis: sotto il velo, niente

28-30 settembre 2013

Stranamente abbiamo un nuovo amico: si chiama Hossein, ha circa la nostra età e l’abbiamo conosciuto sul bus notturno Yazd-Shiraz. Ormai è chiaro, in Iran è impossibile rimanere da soli anche soltanto per un giorno, anche quando magari lo vorresti. 28 - Hafez mausoleumHossein ci fa da cicerone a Shiraz, la sua città: ci porta a vedere moschee in ricostruzione, bagni termali e le bellissime tombe dei più celebri poeti iraniani, Hafez e Saadi, in cui si respira un’atmosfera magica grazie alla musica nell’aria e alle persone sedute negli angoli a leggere i poemi ad alta voce. Finiamo il giro con un faludeh, una specie di sorbetto che soprannominiamo “pezzi di spaghetti di riso surgelati immersi nel gelato al limone”, una specialità che non avremmo mai nemmeno assaggiato se non fosse stato per Hossein, così come la granita ai fiori e il miglior pane caldo del quartiere; 49  - Esfahan - Breakfast included!l’unica cosa che rifiutiamo categoricamente è un brodo fatto con testa di capra bollita, il genere di colazione che qui sembra davvero spopolare. Da Hossein impariamo moltissimo su cosa significhi essere giovani in Iran: ci racconta del servizio militare che ha appena concluso, obbligatorio per ottenere il passaporto, delle vittime quotidiane che si registrano negli scontri con i trafficanti di droga al confine con l’Afghanistan, della mancanza di armi adeguate e di giubbotti antiproiettile, dei trucchi per farsi assegnare all’inventario per non dover rischiare stupidamente la vita durante l’addestramento. E’ difficile per noi capire cosa voglia dire dover scegliere tra questo e la possibilità di poter uscire dal proprio Paese, abituati come siamo a girare liberi dove, come e quando vogliamo. Purtroppo non riusciamo a conoscere la sua ragazza, con cui non può mostrarsi in giro liberamente non essendoci di mezzo un matrimonio, per cui ci ripromettiamo di rivederli entrambi la prossima volta che verremo in Iran o, ancora meglio, un giorno o l’altro nella nostra città, per ricambiare la fantastica ospitalità che ogni giorno ci viene dimostrata. Ad un certo punto arriva una telefonata dal fratello minore di Hossein, che ci fa una proposta: c’è la possibilità di comprare una bottiglia di vino da 4 litri per circa 30 dollari. Cerchiamo di rifiutare, ma in men che non si dica ci ritroviamo su un taxi, diretti verso la periferia della città. La polizia si accorge che in macchina c’è una sola donna e, credendo sia iraniana, ci ferma immediatamente per capire cosa ci facciamo in una parte così poco turistica di Shiraz. Mentre gli mostriamo i nostri documenti Hossein spiega loro pacatamente che siamo turisti, e la musica cambia nel giro di un secondo: diventano affabili e scherzosi e ci ridanno subito tutto, ci verrà spiegato poi che hanno molta paura di dare una cattiva impressione agli stranieri, in quanto il governo punisce severamente ogni eventuale maltrattamento o fastidio arrecato ai turisti. Nonostante le notizie che trapelano ogni giorno sull’Iran, non siamo mai stati così sicuri e protetti in quanto turisti in uno stato straniero, siamo praticamente in una botte di ferro. La stessa cosa non si può dire per chi gira con bottiglie d’alcool di contrabbando, infatti il fratello di Hossein è sgattaiolato via con discrezione portandosi dietro il sacchetto col vino alla prima comparsa di uomini in divisa, complice il tassista che capisce la situazione e non apre bocca. L’arresto di un iraniano per una cosa del genere è una possibilità concreta, per cui di questa piccola disavventura si parlerà ancora per un paio di giorni. Arrivati all’appartamento la situazione si ribalta: bottiglie di alcoolici con marche occidentali esposte in cucina, arredamento moderno anzichè i consueti tappeti a ricoprire tutto, ma soprattutto tre ragazze che potrebbero passare tranquillamente per europee: arrivate in casa vestite di tutto punto, una alla volta, non appena varcano la soglia sono finalmente libere di togliersi il velo, mostrare il trucco pesante e le magliette a maniche corte, in qualche caso anche fuseaux attillati e scollature. SAM_4413 29 - Iranian party hardyL’affitto di quest’appartamento viene diviso mensilmente tra tutti questi ragazzi, che in questo modo possono avere un posto in cui sentirsi liberi di stare insieme a divertirsi, far festa o anche solo parlare tra loro senza attirare mille occhiatacce: è una cosa meravigliosa e assurda allo stesso tempo. Quella che segue è ciò che in Italia definiremmo una normale serata in casa tra amici, con qualche bicchiere e tante chiacchiere, niente di più; qui pero’ – dato il divieto di bere – l’atmosfera è da proibizionismo, e la bottiglia viene estratta come una reliquia dal sacchetto di plastica insieme a due tavolette di cioccolata. Ancora una volta non possiamo fare a meno di fare un paragone con le abitudini del nostro paese, dove bere un bicchiere di vino a tavola fa parte della più semplice normalità. Inizia la degustazione: stiamo bevendo aceto, puro e semplice. Cerchiamo di addolcirci con Coca Cola e cioccolato chiudendo gli occhi, concentrandoci e pensando al Lambrusco. La serata, pero’, scorre piacevolissima: tra musica, narghilè e tantissime risate torniamo in albergo contenti di aver vissuto quest’esperienza e consapevoli del fatto che ci aspetta una levataccia. La mattina dopo infatti Hossein viene a prenderci con un suo amico, di mestiere guida turistica: si va a Persepolis! E’ uno dei siti archeologici più belli e meglio conservati che abbiamo mai avuto la fortuna di vedere, e comprende ciò che rimane dell’antica capitale dell’impero persiano. 30 - Persepolis 33 - Persepolis 31 - PersepolisPalazzi, bassorilievi e tombe di re quali Serse e Dario il Grande si susseguono in un grande spazio isolato dove l’unico colore che si riesce a percepire a perdita d’occhio è l’ocra. Nonostante sia settembre inoltrato il caldo è torrido, ci rinfreschiamo con un gelato aromatizzato allo zafferano dalle dimensioni imbarazzanti e ci riavviamo a Shiraz. Hossein ci aiuta a prenotare online i biglietti per i nostri prossimi bus, su siti a noi inaccessibili per via della lingua; in attesa dell’ennesimo bus notturno, stavolta per Esfahan, passiamo il tempo nella copisteria di suo padre – un uomo dallo sguardo buonissimo che ci coccola con tisane e dolcetti e ci mostra tutte le foto delle sue escursioni ad alta quota – guardando l’ultima edizione della notte degli Oscar presentata da Seth Mac Farland. Siamo seduti a migliaia di chilometri da casa a guardare il più americano tra gli show con un amico iraniano… non possiamo fare a meno di pensare a quanto possa essere improbabile e bella una situazione così!

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