The time machine: Qobustan e Xinaliq

20-22 settembre 2013

Immaginate di poter vivere nella preistoria, dove tutto è limitato e al contempo a portata di mano. Animali da cacciare e con cui potersi scaldare, rocce calcaree vuote che se percosse riproducono suoni e ritmi e immagini di persone intorno al fuoco scolpite nella pietra, sufficienti per farsi ricordare per i millenni a venire. Poco lontano da queste grotte il rumore del vento nella pianura deserta si mischia ai gorgoglii dei vulcani di fango, fenomeno naturale di grande effetto in cui ci piace accidentalmente affondare le scarpe, oltre che perdere ore in attesa che altre due viaggiatrici incontrate in ostello – e con cui abbiamo condiviso il taxi – riescano a scattare una foto delle bolle che esplodono.
33 - Qobustan - Mud volcanoes 29 - Qobustan - PetroglyphesTutto questo è Qobustan. A circa 60 km a sud di Baku, dopo il campo petrolifero divenuto famoso grazie al film “007 – Il mondo non basta”, si arriva ad un sito archeologico ricco di petroglifi e segni di una primitiva forma di civiltà. E’ bello sedersi all’ombra, mangiando pane e salsa di pomodoro e guardando come migliaia di anni fa ci si procacciava il cibo; la cosa ci ricorda quanto il gusto di un pasto sia proporzionato allo sforzo per procurarselo, ma le uniche alternative sono barrette al cioccolato, patatine e tranci di salame rancido nel vicino minimarket, per cui non ci lamentiamo.
Tornando a Baku capiamo che il mondo reale è diverso, le burocrazie per ottenere i visti al fine di continuare il viaggio sono ben lontane dalla fine e l’unico modo per fare qualcos’altro è spostarsi ancora. Questa volta andiamo a nord, a Quba, dove abbiamo sentito di un remoto villaggio rurale nel quale si parla ancora una lingua antica che sta pian piano svanendo insieme ai più anziani abitanti. Riusciamo a trovare una degna sistemazione, contrattando il giusto e spuntando un buon prezzo per una stanza e una cena calda; infine abbassiamo del 50% anche la tariffa di andata e ritorno per Xinaliq, il villaggio sopracitato, cosa non semplicissima e che anzi ci costa mezz’ora di dialogo con il proprietario dell’hotel, a sua volta intento al telefono con l’autista. Finita la contrattazione, l’autoctono ominide dai denti d’oro prende delle giare di miele e inizia a farcele assaggiare a cucchiaiate…dopo la seconda iniziano i primi conati, si ringrazia e si va a dormire.
43 - From Quba to Xinaliq 53 - Xinaliq 58 - XinaliqLa strada che conduce a Xinaliq si snoda in fondo ad un canyon con pareti rocciose alte e strette: a tratti c’è l’asfalto, alternato solo a sassi e torrenti, ma la nostra Lada Niva non ha paura di nulla e ci porta indietro di cent’anni. Galline per tutto il paese, ragazzi a cavallo che guidano capre e schivano gruppi di oche ai bordi di strade fangose e sconnesse; i bambini ci inseguono sorridenti per tutto il villaggio e le signore ci salutano stringendo a sè i loro nipotini. Un’aria davvero d’altri tempi si respira per tutto il tempo, anche quando una bambina corre ad aprirci l’arrugginito lucchetto del minuscolo museo dedicato all’oggettistica che si è sempre usata nel villaggio e che tuttora si usa: un’offerta simbolica è d’obbligo.

Torniamo contenti, consapevoli che se la lingua di Xinaliq si sta estinguendo, sicuramente non svanisce la genuina voglia di ridere dei suoi abitanti. Forse stanno meglio loro appollaiati su una montagna a ricevere ospiti incuriositi e a vivere del necessario, piuttosto che gli abitanti di Baku accecati dal superfluo derivante dal petrolio, troppo occupati per rendersi conto che l’oro nero non è in loro possesso ma solamente dei soliti pochi magnati.

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