Sheki-Baku: from Karavanserai to the city of blinding lights

14 – 25 settembre 2013

Finalmente facciamo il nostro ingresso in Azerbaijan, ultimo stato che ci divide dall’oriente vero e proprio. Il passaggio del confine fila liscio, anche se non senza qualche domanda sul nostro viaggio in Armenia e una breve telefonata al volo da parte del poliziotto di frontiera non-si-sa-a-chi, probabilmente per accertarsi che non siamo stati in Nagorno-Karabakh. Il nostro minibus passa indenne il confine, carico di persone, sacchi di patate e ogni sorta di bene alimentare. Siamo ufficialmente sulla via della seta! 02 - Sheki - KaravanseraiCi fermiamo a Sheki, una piccola cittadina la cui maggiore attrazione è l’hotel in cui dormiamo: un ex caravanserraglio del XIX secolo che, nonostante sia stato adibito ad albergo per turisti, non ha perso gran parte della sua magia. Quando il sole tramonta proviamo ad immaginarci come dovesse essere un tempo; ogni vano della stanza si trasforma nella nostra immaginazione in qualcosa di antico, per ogni gancio appeso al soffitto proviamo ad ipotizzare quale potesse essere la sua funzione durante la sosta di commercianti, carovane e bestiame diretti nel misterioso Oriente. Premiamo un bottone e accendiamo la luce, ci connettiamo a internet, usiamo l’acqua calda, ma tutto intorno a noi risuona ancora di vecchie risa, schiamazzi, forse seguiti da un profondo silenzio notturno e boccali sporchi intorno ad un fuoco che si spegne. 09 - Sheki - Khan palace 10 - Sheki - Khan palaceIn città c’è anche un meraviglioso palazzo, che riposa all’ombra di due platani di 500 anni (o almeno, così dicono qui), ma nulla di più, così prendiamo questa sosta di due notti come occasione per rilassarci un po’ e per raccogliere le prime impressioni sul nuovo stato. La prima differenza con gli altri due è palese: tutto è molto più curato, dalle piazze ai giardini, dalle insegne dei negozi al personale da dedicare al turismo. La naturale conseguenza è che tutto inizia ad essere più costoso, ma ci aspettano mesi di nazioni inimmaginabilmente low-cost, per cui non ci preoccupiamo più di tanto. ci avevano parlato male degli azeri, descrivendoli come poco ospitali e bruschi, ma noi non riscontriamo in loro queste caratteristiche: nonostante la lingua inglese venga parlata da sempre meno persone (quasi nessuno), i tentativi di aiutarci non mancano. Quando ci troviamo su un minibus strapieno, schiacciati come sardine, le rubiconde signore si offrono di tenere in braccio lo zaino di Giorgio e in un’altra occasione addirittura Laura sulla ginocchia! Ovunque ci giriamo le persone hanno decine di denti d’oro, dalla ragazza ventenne al signore anziano; non sappiamo perchè ma è un fenomeno diffusissimo, molto più che nel resto del Caucaso. Insomma, l’Azerbaijan sembra avere tutte le caratteristiche per competere in atmosfera e bellezza con Georgia e Armenia; ci aspetta la modernissima capitale, che non vediamo l’ora di vedere.
20 - Baku - Old city 14 - Baku - Old cityBAKU! Tutto ciò che avevamo notato in Sheki qui è accentuato, a volte estremizzato. Le piazze con fontane di marmo bianco e oro non mancano, così come non si lesina sui parchi ricolmi di aiuole curatissime. Notiamo soprattutto tre cose: le luci dai colori più disparati che illuminano tutto ciò che ci circonda, la città vecchia che – pur essendo differente architettonicamente da tutto il resto – ci dà subito un’impressione di falso antico ed infine i prezzi, tripli rispetto alle altre regioni caucasiche. L’unico ostello presente in città fa monopolio, così siamo costretti a pagare cifre davvero elevate a fronte di quello che otteniamo, ma va bene così: 16€ a testa per un dormitorio da 12 letti. Ci adattiamo anche quando la millantata “cucina” utilizzabile dagli ospiti si rivela consistere solamente in un bollitore: le verdure che avevamo comprato col sogno di una sugosa ratatouille galleggiano tristemente tagliate a pezzi ciotole d’acqua bollente, nella speranza che nel giro di qualche ora diventino almeno commestibili. Impariamo la lezione e cerchiamo nei vari supermercati prodotti utili: non chiediamo di più che zuppe solubili istantanee e cous cous, uniche cose che non necessitano di cottura, in questo modo il nostro soggiorno a Baku potrà essere se non altro più a buon mercato.
27 - Baku - Fountain square 24 - Baku - Shirvanshah palaceIniziano i giri cittadini: dalle mura ricostruite della città vecchia, con i suoi venditori di souvenirs e i caravanserragli adibiti a ristoranti turistici, alle vie limitrofe, con la nuova università e alcune piazzette piene di sculture moderne di dubbio interesse. Dopo un paio di giorni di trafile burocratiche, necessarie per ottenere i visti iraniano e uzbeko, capiamo che la città non offre più di tanto a livello umano e decidiamo di dedicarci all’architettura futuristica prima di allontanarci per qualche gita nel resto dell’Azerbaigian. 16 - Baku - Flame towersImpossibile non vedere le Flame Towers, soprattutto di notte, quando la superficie dei palazzi – una serie infinita di schermi – si illumina creando delle fiamme vive che cambiano forma, piuttosto che la bandiera nazionale che garrisce al vento, davvero spettacolare. Per quanto riguarda le costruzioni all’avanguardia, però, c’è un altro gioiello ben più nascosto e distaccato dal centro, difficile da raggiungere e sconosciuto alla maggior parte delle persone: il nuovo centro culturale comprensivo di auditorium. Forme sinuose completamente bianche spezzate da vetrate a specchio scure, vere e proprie onde che si mischiano a nuvole per formare una struttura scenica e avveniristica. 21 - Baku - Cultural center IMG_8237All’interno il bianco diventa quasi fastidioso, ma allo stesso tempo dà una sensazione di profondità con dei casuali giochi di luce e di ombra che ingannano la percezione; peccato che metà della struttura sia dedicata a celebrare la vita dell’ex presidente (padre dell’attuale) con tutti i suoi cimeli, dalle automobili blindate ai vestiti cerimoniali. La seconda metà del museo è incentrata sul Paese, con tutte le sue culture e tradizioni in ambito tessile, musicale e per la prima volta anche culinario!
Decidiamo che Baku è ormai un capitolo chiuso per l’esplorazione e preferiamo andare a scoprire alcune perle più lontane e un po’ più caratteristiche.

22 - Baku - Cultural center

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