Pensieri in viaggio: la regola del pesto

Sull’80% dei balconi italiani c’è una piantina di basilico. Profumata, rigogliosa, con quelle foglione verdi che ti fanno innamorare da metri di distanza. Le foglione in questione subiscono diversi destini, tutti egualmente dignitosi, per carità: ad insaporire un sugo fatto in fretta, ad arricchire un bouquet di spezie… ma converrete con noi che non c’è fine migliore e più deliziosa, per loro, che diventare protagoniste di un barattolo di pesto. Sicuramente l’onore più grande, un po’ come per i guerrieri spartani morire in battaglia. Una cosa da fare in cinque minuti e da tenere da parte finchè non si presenta l’occasione giusta (un pacco di linguine, per esempio). Ma noi italiani siamo talmente abituati alla buona cucina che lo consideriamo spesso come un personaggio minore, lo declassiamo a condimento di comodo e dell’ultimo minuto. “Stasera quanti hai detto che siamo? Dieci?! Va bene, arrivo un po’ tardi, tanto al massimo caliamo un chilo di pasta e ci buttiamo dentro un pesto.” (chi non ha mai sentito o detto questa frase almeno una volta, scagli la prima pietra)!
Ma vi starete chiedendo perchè diavolo ci mettiamo a sproloquiare di pesti, Sparta e basilico su un blog di viaggio. Ebbene, viaggiare rende tutto molto relativo, e molto in fretta. Anche se riusciamo a mangiare cose buonissime e sempre diverse ogni giorno, il cibo incarna perfettamente, insieme agli affetti (la famiglia, la casa, gli amici…) questa tendenza che il viaggio a lungo termine ha: riportarci sotto gli occhi i veri tesori della nostra vita, dar loro la giusta collocazione.
Più vediamo, più ci vien voglia di vedere; più andiamo avanti per la nostra strada, più curiosi diventiamo di ciò che ci aspetta dietro l’angolo e ci rendiamo conto di quanto il mondo abbia da offrire.
Ma intanto, dopo due mesi lontani da casa, ci brillano già gli occhi se pensiamo al Duomo, al venticello che soffia nelle sere di fine agosto sotto l’arco della pace, al pavè che seduti sulle nostre bici abbiamo maledetto ogni santo giorno andando a lavorare. Più ce ne allontaniamo, più ce ne vogliamo allontanare, ma sempre più ce la teniamo vicina.
Così, gironzolando tra le corsie di un supermercato di Baku (il primo, vero supermercato da settimane!), ci imbattiamo in un barattolo di pesto Barilla. Un precisazione: all’estero si trovano abbastanza facilmente i prodotti italiani, ma il pesto, finora, non l’avevamo ancora visto. Ed ecco che il cerchio si chiude. Uno dei pesti più ordinari d’Italia diventa per noi il miglior pesto del mondo. Con il barattolo in questione abbiamo passato giorni di pesto-passione che in Italia non avrebbe mai avuto lo stesso sapore. Per 3€ abbiamo comprato anche un po’ una metafora, e ce ne siamo saziati. Da qui la nostra regola del pesto: se in un supermercato lo troviamo, è nostro obbligo morale comprarlo. Insomma, il viaggio continua, ma siete sempre con noi… in tutte le forme.

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