Guida galattica per autostoppisti (Armenian Edition)

13 settembre 2013

Ci sembra doveroso parlarvi del nostro stupore di fronte ad un’ospitalità d’altri tempi, che ci ha portati a conoscere persone squisite almeno quanto il pranzo da loro cucinato! La strada che collega Goris a Yerevan non è un’autostrada con triple corsie per senso di marcia, spartitraffico e larghe piazzole di sosta; non ci si può gustare un camogli nella frizzante e fin quasi fastidiosa aria condizionata di un futuristico Autogrill. La percorrenza di questa strada prevede mandrie su ambo i lati e mucche suicide incuranti dei veicoli. I butteri locali guidano greggi infiniti, e pare godano nell’infestare l’asfalto con i loro lanuginosi quadrupedi: ad ogni clacson o imprecazione rispondono solo con un sorrisone, quasi a voler intendere “non è un problema mio”! IMG_7985Proprio qui, durante il viaggio di andata, abbiamo visto un autotreno ribaltato su una curva, svariati segni di pneumatici sull’asfalto e un numero elevatissimo di chiazze d’olio. Insomma, i 150 km si percorrono su un taxi collettivo in circa 4 ore. Per il ritorno siamo ottimisti e propositivi: ci piazziamo a bordo strada e aspettiamo fiduciosi di sentire il dolce suono di un motore in lontananza. Lo avvertiamo… è lui, un camion inizia la salita che lo condurrà a noi, alziamo il pollice guardando l’enorme parabrezza che si avvicina, ci supera e accosta pochi metri dopo! Successone immediato! I due camionisti sono iraniani e diretti proprio a Yerevan. Ci sistemano nella cuccetta dietro la postazione di guida ed inizia il tentativo di spiegare da dove veniamo e dove siamo diretti; qualche sorriso qua e là per colmare la quasi totale assenza di comprensione ed ecco che cominciano ad offrirci the caldo, biscotti al miele e semi di girasole, in un susseguirsi di insistenze pari soltanto a quella delle nostre nonne quando ci servono il pranzo. Accettiamo tutto, anche di apparire completamente incapaci nello sgranocchiare quei maledetti semi neri. SAM_3984 IMG_8044Il camion fa parte di un vero e proprio convoglio insieme ad altri due mezzi. Lo scopriamo alle 12, durante la prima pausa caffè (offerto, naturalmente); i nostri “autisti” sono i più giovani del gruppo e un po’ indicando l’orologio, un po’ scrivendo con il dito sul cruscotto, ci fanno capire che alle 15 faremo una sosta. A noi non cambia nulla, va bene così. Il viaggio scorre tranquillo tra panorami, clacson, giochi di sorpassi e sobbalzi vibromassaggianti. Continuano ad offrirci tutto quello che gli passa per le mani, tranne le sigarette: pur avendone una stecca a testa continuano imperterriti ad estrarle e fumarle, a giro continuo. Credo che diano per scontato che siccome noi non fumiamo le nostre sigarette, allora vuol dire che non fumiamo affatto! Ma sono le 15 passate, è ora di fermarsi! Non ci si crede: i tre camion in fila creano una barriera davanti ad uno spiazzo con un boschetto. Un camionista stende una stuoia grande quanto un monolocale, un altro lava pentole e bicchieri dalla cisternina di un camion e un altro ancora inizia a tagliare pomodori, patate e cipolle in un bacile. IMG_8051IMG_8058Assistiamo alla preparazione del pranzo: memorabile. In una pentola annerita da mille utilizzi vengono sovrapposti strati di patate a fette, cipolla a dadini, quarti di pomodoro e polpettine di carne di montone. Si copre con dell’acqua, si aggiungono sale, curry e purea di sesamo e nient’altro, si mette tutto sul fuoco senza più girare, toccare, assaggiare o rimestare: la pentola fa tutto. Il risultato è semplicemente sbalorditivo. Loro usano come piatto delle sfoglie di pane sottilissimo – il lavash-, mettendoci sopra un cucchiaio di stufato e mangiandolo in un boccone. Noi, dopo i primi patetici tentativi di imitarli che ci fruttano solamente patacche e mani unte, veniamo dotati di piatti e posate…imbarazzante. Per calarci ancora di più nella parte proviamo anche a mangiare con la mano sinistra come loro, ipotizzando che possa essere un’usanza da non infrangere pena occhiatacce e proseguimento della strada a piedi, ma anche questo tentativo dura pochi secondi e per fortuna sembra non importare a nessuno. Ci guardano finchè non finiamo tutto, ci sentiamo quasi in colpa visto che in due abbiamo mangiato più di loro quattro messi insieme, ma evidentemente va bene così; Hassan, il cuoco dalle mani d’acciaio, prepara il the seguendo il giusto rituale, Hussein lava i piatti e Jafr insiste per una foto di gruppo. Non si poteva chiedere di meglio, e anche le ultime ore di strada fino a Yerevan trascorrono in fretta, col solito sottofondo di disco-dance arabeggiante. Aver visto degli uomini apparentemente rudi compiere gesti così delicati e meticolosi durante il pranzo ci ha fatto apprezzare ancora di più la loro compagnia, ma soprattutto ci ha colpiti la natura totalmente disinteressata della loro gentilezza, che li ha portati ad accoglierci non soltanto come passeggeri, ma come veri e propri amici.IMG_8061

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3 thoughts on “Guida galattica per autostoppisti (Armenian Edition)

    • Eh eh, maneggiava teiere roventi direttamente sul fuoco senza alcuna forma di presina o guanto! Comunque alla fine abbiamo fatto bene a fidarci, a volte bisogna buttarsi 😛

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