Kazbegi, nebbia e sentieri

31 agosto – 02 settembre 2013

La natura georgiana, verde e lussureggiante, è davvero apprezzatissima dopo alcune settimane di viaggi cittadini. Kazbegi ci offre per la prima volta la possibilità di testare le nostre nuove calzature e noi la cogliamo al volo! Si comincia con la strada asfaltata, semplice e decisamente poco piacevole, soprattutto per la vista dei ragazzi che lanciano bottiglie vuote nel fiume del villaggio senza alcun riguardo per il gioiello verde in cui vivono e per cui i turisti sono disposti a spendere tempo e denaro. Si sale con la giusta calma per apprezzare i tetti delle case che si fanno sempre più piccoli e la quiete crescente; la interrompono solo dei taxi 4×4 con polverose nubi di terra, derivanti da turisti sfaticati.

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I tornanti che incanalano la passeggiata sono sapientemente tagliati e proprio quando la pioggia inizia a cadere dolcemente si sbuca da un sentiero sulla radura del monastero  di Tsiminda Sameba (Santissima Trinità). Qui finalmente si é premiati! Un prato verde con accampamenti di turisti a cavallo e l’immensa vallata davanti, null’altro; gli ultimi passi si fanno in compagnia di un cane che potrebbe essere tranquillamente il custode dell’area, sempre serafico e senza pretese.

IMG_7658Per riprenderci dalla camminata, la mattina dopo optiamo per la colazione fatta in casa dalle sapienti mani della vecchina proprietaria della guesthouse; impossibile resistere alla tentazione, dopo averla vista armeggiare per un pomeriggio intero insieme alle figlie intorno a cesti pieni di frutta e trarne caldissimi barattoli di marmellata, messi a riposare accanto ad un formaggio fresco sulla credenza della cucina. Ok, questo è sleale: vogliamo tutto! Al risveglio ci troviamo davanti ad una tavola imbandita di ogni cosa: tè caldo, burro, marmellata di pesche, frutta, formaggio, patate saltate, una frittata ancora sfrigolante nel padellino, pane caldo… è il paradiso del cibo home-made, riacquistiamo più energie di quante ne abbiamo consumate e torniamo a Tbilisi, rifocillati e soddisfatti della parentesi montana.

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