Georgia on my mind

25 agosto – 3 settembre 2013

Per ricordare le tappe di un viaggio spesso non dobbiamo nemmeno sforzarci, tornano a noi da sole, all’improvviso: a volte è un profumo, altre volte un dejà-vu, come fossero rimaste appiccicate a noi, irrimediabilmente invischiate nei nostri sensi.
La Georgia è profumo di pane nell’aria, balconi di legno intagliato, prati scuriti da mandrie di mucche, vapori sulfurei dalle terme della capitale.
E’ lo skyline da cartolina di Batumi, che ci assale e ci sorprende con la sua modernità, ci circonda di vetro e acciaio, ci invita a scommettere nei casinò degli hotel extra-lusso e ci guarda dall’alto viaggiando in funivia.
Sarà il traffico impazzito e sregolato di Tbilisi, coi suoi clacson e le sue polveri sottili, i vicoli fatiscenti, i forni di pietra che sembrano pozzi, le montagne di frutta biologica, le venditrici a bordo strada che sgranocchiano nocciole e semi di girasole.
Saranno per noi le chiese che si contendono tra loro lo spazio vitale, il triplo segno della croce alla vista del sacro, il bacio di una donna alla fredda pietra di un monastero.
Le montagne faranno da sfondo ai primi ricordi caucasici: il monte Kazbek con i suoi 5047 metri d’altezza, i primi freddi del viaggio e una zuppa bollente che scaccia via la scalata, in un ristorante in cui il dress code comprende le scarpe da trekking.
Entrare in Caucaso significa scoprire rivalità prima di oggi sconosciute, non poter varcare liberamente i confini tra uno stato e l’altro ma doversi ingegnare, giurando che non visiteremo il Nagorno-Karabakh se vogliamo ottenere il visto per l’Azerbaijan, nascondendo la guida per evitare malumori.  Sboccia settembre tra i vigneti georgiani.

Tbilisi - Georgia on my mind

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