I ragazzi dello zoo di Odessa

Da Chisinau raggiungiamo Odessa in cinque ore di treno (o meglio, seduti su panchine di legno trapiantate su un treno): bambini biondi, genitori biondi, controllori biondi, un vagone interamente biondo su cui otteniamo il timbro di ingresso in Ucraina, ultima tappa europea.

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Nessuna carrozzina, nessun marinaio e nessun pathos avvolgono ormai la celebre scalinata Potemkin (sì, sappiamo a cosa state pensando…), soltanto un’improbabile fauna clandestina la abita: colombi, pavoni, aquile, scimmie e serpenti, solo non si vedono i due leocorni, tenuti in braccio da ragazzini guardinghi che fuggono a gambe levate alla vista della prima divisa. La città ci ricorda ancora una volta qualcosa di già visto, nella fattispecie Vienna e lo sfarzo della Mitteleuropa; la via in cui tutti passeggiano la sera è piena di artisti di strada, uno di loro addirittura dorme in ostello con noi e riusciamo ad assistere alla sua trasformazione attraverso trucco&parrucco!

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La vicinanza alla Russia, oltre che nei visi e nell’ostico alfabeto, si fa notare più che mai la sera in ostello: vediamo i nostri compagni di stanza russi riuniti intorno ad una tavola imbandita di vodka liscia, cetriolini in salamoia e frattaglie di pollo. Mentre ci scambiamo impressioni reciproche sui rispettivi paesi, constatiamo in prima persona che la loro fama di bevitori incalliti non è solo una leggenda!
La mattina dopo li vediamo consumare una colazione a base di birra e sorsi di salamoia presi direttamente dal barattolo dei cetriolini… insomma, “comunismo, vodka e matrioska” batte “mafia, pizza e mandolino” nel primo scontro diretto tra luoghi comuni.

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Al porto ci aspetta il traghetto per la Georgia, che in “soli” tre giorni di navigazione ci porterà a Poti.

Molte le persone incontrate finora, ma molte altre ci aspettano dall’altra parte del Mar Nero. Carichiamo gli zaini in spalla, scendiamo le scale dell’ostello e notiamo una piccola area gioco per bambini completamente asfaltata: non si odono risa e schiamazzi, nè pianti per ginocchia sbucciate, solo il silenzioso asciugarsi dei panni stesi ci fa brillare gli occhi. Improvvisamente realizziamo: abbiamo già percorso mezza Europa. L’Asia, immensa, ci si para davanti con tutto il suo leggendario mistero, e noi siamo impazienti di svelarlo.

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