Under the bridge: Mostar (e il compleanno di miss Sarajevo)

06-07 agosto 2013

Nonostante i 43° che ci assalgono appena scesi dal bus e la situazione di semi-degrado della stazione, Mostar ci ispira fin dai primi sguardi.

La casa in cui siamo ospitati non è nel centro storico e turistico, e proprio per questo riusciamo ad apprezzarne angoli e dettagli non del tutto “comuni”; per fortuna il nostro giovanissimo CouchSurfer ha una profonda conoscenza della sua città e, nonostante non ce ne nasconda i difetti, camminando sembra avere qualcosa da dire su ogni edificio che incontriamo.

Una volta usciti dal centro storico, di cui il ponte è la maggiore attrazione, si apre uno scenario tutto diverso: tra una piazza curatissima e una via disseminata di locali non mancano palazzi distrutti e mai ricostruiti, targhe commemorative e murales che ci fanno capire quanto la storia recente sia in realtà ancora vivissima nella memoria anche dei più giovani.

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Quando la sera il nostro ospite ci porta a bere qualcosa, nel modo in cui ci parla della sua casa e dei suoi concittadini notiamo soprattutto una grande disillusione: non senza amarezza ci spiega quanto la cultura sia trascurata e quanto le persone siano incapaci di sperare in un vero cambiamento.

In lui riusciamo a intravedere quella malinconia di fondo che sembra essere diffusa in tutti i Balcani, anche nelle personalità più affabili. Per noi turisti, che abbiamo uno sguardo privilegiato, è un tratto distintivo proprio di tutti questi popoli, che spendono invece tante energie per differenziarsi tra loro.

Tutto questo mette in secondo piano il famoso ponte di Mostar, le vie acciottolate, i negozi di souvenir, i ristoranti con esposti i menu turistici: la bellezza c’è ed è innegabile, ma forse siamo riusciti ad osservarla con degli occhi diversi.

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08-09-10 agosto 2013

La via per Sarajevo ci conferma che usare i mezzi di terra è una buona idea! Tornanti di montagna a strapiombo su laghi e fiumi… il tragitto non è breve, ma trascorre in fretta.

L’atmosfera malinconica di Mostar, che credevamo di trovare amplificata a Sarajevo, non c’è. La prima cosa che stupisce è il suo aspetto, che ricorda immediatamente Istanbul, con tutti i suoi minareti e lo sfondo collinare; quella che molti si aspettano come una città grigia e triste si rivela invece essere viva e piena di spirito.

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Sicuramente è l’ultimo posto in cui ci saremmo aspettati di festeggiare il compleanno di una sconosciuta francese, bevendo birra scadente e grappa alle prugne in ostello, per poi finire a ballare in un lesbo-bar con una quindicina di persone di svariate nazionalità!

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L’ostello è il peggiore mai visto: 7 letti a castello triplo in 20mq e niente acqua durante la notte… ma la compagnia, lo staff e il clima festoso che si respira per via del Bajram ci rendono tutti euforici e in grado di apprezzare un’ulteriore sfumatura di Bosnia.

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